La cittadinanza dal punto di vista statistico, normativo e sociale

A cura dell’Istituto per la Ricerca Sociale

Presentazione

In questo articolo di apertura del nuovo “Punto di welforum.it”, Carla Dessi e Francesco di Ciò, ricercatori IRS e curatori del seminario di cui pubblichiamo il materiale, presentano i contributi tratti degli interventi del seminario. Tra questi, pubblichiamo qui di seguito anche l’intervento di presentazione dei lavori della giornata, tenuto da Andrea Facchini per la Regione Emilia Romagna: Servizio per Politiche per l’integrazione sociale, il contrasto alla povertà e Terzo settore.

 

“La cittadinanza dal punto di vista statistico, normativo e sociale”: è questo il titolo di un seminario sui temi della cittadinanza e della migrazione tenutosi a Bologna il 12 febbraio 2020 nell’ambito del progetto CASP-ER II del Piano Regionale Multiazione della Regione Emilia-Romagna finanziato dal Fondo FAMI 2014-2020.

Riproponiamo in questo speciale gli interventi dei diversi relatori che si sono alternati in questa occasione e che hanno contribuito ad offrire ai partecipanti una visione ampia e dettagliata delle molteplici sfaccettature che assume il concetto di “cittadinanza” e delle connessioni tra “cittadinanza” e “migrazione”.

 

Nella sua relazione introduttiva Andrea Facchini, Dirigente del Servizio Politiche per l’integrazione sociale, il contrasto alla povertà e Terzo settore della Regione Emilia-Romagna, offre un’inquadratura della strategia regionale sui temi delle politiche dell’integrazione precisando l’approccio consolidatosi negli anni e qualificante la cittadinanza nella sua “effettiva traduzione da principio astratto a pratica reale”.

 

Marco Zupi, Direttore scientifico del Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), ci accompagna ad una visione di cittadinanza illustrando come il fenomeno delle migrazioni si circoscriva, necessariamente, all’interno di un contesto internazionale. Apprendiamo, così, che l’immigrazione è un fenomeno più ampio che segue le dinamiche della cosiddetta globalizzazione e che un attento studio delle relative dinamiche ne mette in evidenza le caratteristiche di prevedibilità e durabilità.

 

Maurizio Ambrosini, Docente di Sociologia delle migrazioni all’Università degli Studi di Milano, invita all’adozione di uno sguardo che abbracci la complessità delle diverse componenti della cittadinanza, dalla sua espressione “dal basso”, ovvero dal punto di vista delle pratiche effettive di accesso e fruizione, delle reinterpretazioni e delle negoziazioni dei contenuti della cittadinanza, agli “atti di cittadinanza nella vita quotidiana” attraverso i quali gli immigrati entrano sempre più a far parte della società in cui vivono.

 

Nazzarena Zorzella, Avvocato del Foro di Bologna e fondatrice Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), illustra i percorsi di acquisizione della cittadinanza evidenziando, dal punto di vista giuridico i limiti della normativa vigente. La cittadinanza, per molti aspetti, è ancora un obiettivo da raggiungere e gli ostacoli, per un cittadino di origine straniera, sono ancora molti.

 

In conclusione, Valerio Onida, Presidente emerito della Corte costituzionale e docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano, si focalizzerà intorno a quattro punti di attenzione: 1) l’origine e il significato della cittadinanza; 2) i criteri che nel mondo e nel nostro Paese vengono usati per attribuire la cittadinanza; 3) lo status del “non cittadino”; 4) il diritto delle migrazioni. Quanto il mondo globalizzato di oggi potrà essere terreno fertile per la nascita di un nuovo “costituzionalismo globale”?

Con questo interrogativo, evidentemente tuttora aperto, vi auguriamo una buona lettura.

 

Relazione introduttiva di Andrea Facchini

Servizio per Politiche per l’integrazione sociale, il contrasto alla povertà e Terzo settore. Regione Emilia Romagna

 

In premessa a questo seminario sui temi della cittadinanza e della migrazione, mi permetto di porre alla vostra attenzione due considerazioni di contesto.

In primo luogo vorrei ricordare, la strategia della Regione Emilia Romagna sui temi delle politiche di integrazione, a partire dai principi e dagli obiettivi inseriti nella regionale n.5 del 24 marzo 2004 “Norme per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati”; norma regionale tuttora vigente.

Si tratta, infatti, di una normativa che ha assunto il fenomeno migratorio come componente stabile e organica della comunità regionale, assumendo quindi una chiara scelta di campo, che rifiuta una lettura emergenziale e transitoria della migrazione straniera (per molteplici ragioni che non è possibile approfondire in questa sede) e che agisce nell’ottica di garantire pari opportunità per migranti e nativi.

 

In secondo luogo, vorrei ricordare che da anni stiamo cercando di sviluppare un sistema di welfare che eviti la costruzione di un “parallelismo” tra migranti e nativi, di sostanziali interventi “separati”, di un sistema di welfare in qualche modo a canne d’organo con sistemi interni che non si parlano. In questo senso la sfida consiste nel promuovere e attivare azioni ed interventi che consentano l’effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza e l’accesso paritario dei migranti al sistema universalistico dei servizi sociali, scolastici e sanitari.

“Stabilizzazione” e “pari opportunità” sono le parole che racchiudono l’ispirazione di fondo che ha guidato le politiche regionali di integrazione in questi anni.

Sappiamo che esiste una importante variabile nazionale, la quale certamente condiziona l’efficacia delle politiche di integrazione locali ma allo stesso tempo le Regioni hanno uno spazio di autonomia normativa e operativa, e ciò è ancor più vero nel senso che potremmo cominciare a parlare di una “storia delle politiche di integrazione regionale” che comincia di fatto con l’inizio del nuovo secolo.

 

L’approccio maturato negli anni è stato quello di considerare i migranti, che abbiamo visto essere  caratterizzati da proprie specificità normative e sociali, da alcune cosiddette “dimensioni tipiche” (una problematica linguistica, una normativa specifica molto complessa, una esigenza di primo orientamento, una dinamica transnazionale di difficile comprensione ecc..) nell’ambito comunque di una strategia di risposta integrata. Ciò significa che l’intervento specialistico deve trovare una soluzione nell’ambito delle politiche generali di assistenza, salute, formazione e lavoro e, dunque, la sfida non possiamo che vincerla insieme ai colleghi dei vari assessorati e direzioni regionali.

Le politiche regionali agiscono sostanzialmente su tre grandi assi di lavoro:

  • Potenziare l’autonomia delle persone (ad es. apprendimento della lingua italiana, conoscenza dei propri diritti e doveri, conoscenza del territorio e della organizzazione dei servizi, formazione, lavoro, ecc.);
  • Accompagnare i servizi di welfare a migliorare la loro efficacia delle risposte in un contesto sempre più interculturale (ad es. formazione operatori, attivazione di nuove professionalità come antropologi, psicologi transculturali, mediatori, oppure ripensare la stessa organizzazione ecc.);
  • Costruire “ponti” e scambi tra migranti e nativi (ad es. partecipazione civica, iniziative interculturali, protagonismo delle giovani generazioni con background migratorio, volontariato, ecc..).

Il combinato disposto di questi assi, a mio avviso, determina la qualità della cittadinanza, la sua effettiva traduzione da principio astratto a pratica reale.

Per questo oggi abbiamo deciso di affrontare il tema della cittadinanza nell’ambito di un progetto denominato “CASP-ER II” del quale la Regione Emilia Romagna è capofila e che è finanziato con risorse europee Fami.

 

La Regione Emilia Romagna è capofila di diversi progetti FAMI su vari temi (apprendimento linguistico, accesso ai servizi, accesso al lavoro, presa in carico sanitaria dei richiedenti asilo) perché questi progetti li concepiamo come opportunità per supportare le politiche ed i servizi ordinari di welfare locale, al fine di renderli più attenti e capaci di rispondere ai bisogni dei migranti. Sono, altresì, l’occasione per sperimentare connessioni inter-settoriali tra ambiti sociali, sanitari, educativi, della formazione e del lavoro e per costruire delle inedite partnership plurali composte da istituzioni pubbliche e soggetti qualificati del Terzo Settore.

Per esempio nel progetto CASP-ER II abbiamo con noi tutti i Comuni capoluogo, diversi istituti scolastici, enti di formazione professionale, cooperative di settore, Anci Emilia-Romagna ed Art-Er che è una società in house della Regione Emilia Romagna impegnata da anni sui temi della innovazione sociale.

CASP-ER è l’acronimo di quattro azioni sinergiche: C come contrasto alla dispersione scolastica, A come accesso ai servizi, S come servizi di informazione, P come partecipazione e sostegno all’associazionismo.

Il percorso formativo che oggi inauguriamo è stato pensato nella “A” del Casper e si rivolge a circa 130 operatori e responsabili in vari settori del sistema di welfare emiliano-romagnolo.

Voglio pertanto ringraziare l’equipe di progetto di Casper composta da Marzio Barbieri e Raffaele Lelleri della Regione Emilia Romagna ed Elisa Bottazzi, Barbara Pezzotta ed Ester Zappata di Art-er; ed ovviamente l’Istituto per la ricerca sociale di Milano con cui è iniziata questa proficua collaborazione professionale e che ci ha permesso di avere oggi qui con noi una platea di relatori straordinari, di grandissimo valore, ai quali va il mio ultimo e sincero ringraziamento.

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