L’Agenda sociale nelle elezioni europee

A cura dell’Istituto per la Ricerca Sociale

La posta in gioco: il volontariato chiede un’Agenda comune

Riconoscere il volontariato per il suo valore, il suo impatto sulle persone, sulle comunità e sulla società intera e adottare misure sufficienti per migliorarlo. È questa la richiesta che il network del volontariato europeo – Centro europeo del volontariato (Cev) – rivolge ai parlamentari di Strasburgo che dal 27 maggio cominceranno la nona legislatura.

«La difesa dei diritti altrui sta alla base della solidarietà. Uno dei valori sui quali l’Unione europea è stata fondata» afferma la direttrice di Cev, Gabriella Civico, portavoce della rete composta da oltre 60 organizzazioni europee. «Auspichiamo che – continua – anche in questi tempi difficili per l’Ue, tutti gli stakeholders diano continuità al lavoro fatto prima, durante e dopo le elezioni per il Parlamento europeo. E che sviluppino, in tutti i Paesi dell’Unione, un contesto in cui il volontariato possa far crescere le sue potenzialità, facilitando il ruolo che svolge nella promozione e nella difesa dei diritti fondamentali di tutti i cittadini nell’Unione europea. Cev chiede a gran voce un quadro legislativo europeo che sostenga e promuova il volontariato e le azioni in cui i cittadini possano riconoscere e difendere attivamente i diritti degli altri».

 

Il volontariato europeo consegna ai futuri europarlamentari la richiesta di essere riconosciuto a pieno titolo nella scena sociale europea come pilastro della solidarietà e della tutela dei diritti. Con la Campagna europea “Vote Volunteer Vision”, Cev invita a impegnarsi nel sostenere il volontariato attraverso cinque principi guida, le “5R”: Real Value, Regulatory Framework, Recognition, Resources, Refugees. Cinque raccomandazioni frutto dell’eredità di quelle elaborate nel 2011, durante l’Anno europeo del Volontariato, che hanno dato vita alla Policy Agenda per il Volontariato in Europa (PAVE), un documento siglato dalle maggiori piattaforme europee del volontariato, terzo settore e società civile.

 

“Riconoscimento” è la parola che contiene e riassume le “5R”.
La prima richiesta è “riconoscere il valore del volontariato”. Quanto vale il volontariato? I dati stimano che il 19% della popolazione Ue è impegnata in attività di volontariato organizzato, mentre il 22% in quello informale. Un dato al ribasso perché di fatto non esistono statistiche certe che misurino le reali dimensioni, le trasformazioni in atto e l’impatto che il volontariato produce in termini di capitale sociale ed economico. Per questa ragione Cev chiede di istituire un osservatorio europeo, ad esempio tramite l’ufficio europeo di statistica Eurostat. Invita, inoltre, a riconoscerlo come parte integrante delle politiche e dei programmi di responsabilità sociale di impresa.

 

La seconda raccomandazione esorta a “riconoscere la necessità di dotare il volontariato di una infrastruttura adeguata” e di promuoverlo all’interno del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali e nel raggiungimento degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile. A partire dalla definizione di un quadro normativo comune per i volontari e le organizzazioni che li coinvolgono e dalla creazione di un’unità o punto di contatto presso la Commissione Europea che dialoghi con le istituzioni europee e con le strutture competenti nei rispettivi Stati membri. Un approccio necessario per garantire il coordinamento tra le Istituzioni dell’Unione europea e le politiche in materia di volontariato che si riferiscono a diversi ambiti strategici come educazione, occupazione, gioventù, ambiente, eccetera. Sostenere l’infrastruttura del volontariato europeo è un investimento di medio-lungo termine e, partendo da questa considerazione, Cev chiede alle istituzioni di prevedere adeguati sistemi di misurazione di impatto delle politiche di volontariato che diano conto del ritorno sull’investimento effettuato.

 

Al terzo posto troviamo il “riconoscimento delle competenze dei volontari” e la definizione di un sistema comune per il riconoscimento e la validazione delle competenze acquisite attraverso esperienze non formali e informali come il volontariato. Un percorso da svolgersi in stretta connessione con i sistemi vigenti nel mondo dell’istruzione e delle qualifiche professionali (EQF, European Transfer Accumulation System, Europass) per rendere tali competenze trasferibili e riconoscibili dal mondo del lavoro e dell’istruzione. Il volontariato infatti rappresenta una palestra che permette di acquisire competenze trasversali, le cosiddette soft skills.

 

Infine, come ultima richiesta, il “riconoscimento del volontariato nella programmazione europea 2021-2027” e la possibilità di valorizzare le attività di volontariato come elemento di co-finanziamento nei bandi europei. Questo consentirebbe la partecipazione anche alle organizzazioni della società civile che oggi ne restano escluse per mancanza di capacità finanziaria.

 

In relazione al nuovo settennato, Cev inoltre ribadisce l’importanza di inserire il volontariato nei Programmi Erasmus+, Corpo Europeo di Solidarietà e Fondo giustizia, diritti e valori, sottolineando il suo contributo per la costruzione di capitale umano e sociale, nella promozione della cittadinanza attiva, nel favorire la coesione sociale e anche nel fornire servizi, a condizione che non siano utilizzati strumentalmente per ridurne i costi.

Rispetto al Corpo Europeo di Solidarietà, che si ispira alle buone pratiche del Servizio Volontario Europeo, la rete europea del volontariato pone l’accento sulla necessità di rendere le esperienze di volontariato all’estero e nel proprio Paese uno stimolo per avvicinare i giovani al volontariato. A tale scopo, considera strategico definire degli standard di qualità per questi progetti: che siano promossi da enti non profit e si svolgano in un contesto che consenta ai giovani da un lato di entrare a diretto contatto con i bisogni delle comunità locali, dall’altro di vivere un’esperienza di apprendimento e crescita personale. Inoltre, sottolinea l’importanza di offrire un adeguato accompagnamento sia prima della partenza sia al loro rientro, per capitalizzare l’esperienza e renderla patrimonio per la comunità in cui andranno a svolgere volontariato e per quella che li accoglierà al loro rientro. Per consentire una massiccia partecipazione, Cev sottolinea l’importanza di diversificare le opportunità di volontariato per i giovani attraverso progetti di breve, medio e lungo termine e di estendere questa opportunità anche agli over 30.

Infine, per tenere il passo delle sfide che il volontariato europeo si trova ad affrontare, Cev esorta le future istituzioni europee a prestare attenzione a una serie di fenomeni emergenti, riassunti nel documento di raccomandazioni CEV Policy Statements on Volunteering Issues in Europe.

Volontariato durante grandi eventi sportivi o musicali. È auspicato il coinvolgimento dei volontari in virtù del loro valore aggiunto in termini di promozione della cultura della solidarietà, ma è richiesto un controllo affinché non siano di sostituzione allo staff retribuito, evitando quindi che i volontari siano strumentalizzati per ridurre i costi di organizzazione degli eventi. Occorre definire degli standard qualitativi che garantiscano il rispetto dell’azione volontaria, dei principi di non discriminazione, parità di trattamento e massima accessibilità per tutti i cittadini desiderosi di parteciparvi. Inoltre, occorre prevedere la formazione dei volontari e un accompagnamento al termine del servizio per capitalizzare la loro esperienza e per orientarli verso opportunità di volontariato a livello locale.

Volontourism. L’Unione europea deve vigilare sulle proposte di volontariato e turismo che si svolgono nei Paesi in via di sviluppo. Queste attività devono essere organizzate da enti non profit e non da organizzazioni o tour operator che lavorano esclusivamente per motivi di business. Devono inoltre essere delle esperienze costruite insieme alle comunità locali per rispondere a bisogni reali, senza sostituire il lavoro retribuito. Inoltre non possono e non devono essere interpretate come forme di vacanze alternative.

Volontariato inclusivo. In virtù della sua funzione di antidoto alla violenza, all’intolleranza, agli estremismi, ai discorsi di odio e ai populismi, il volontariato deve essere accessibile a tutti, a prescindere dai diversi background e abilità. Per tale ragione, le organizzazioni che coinvolgono i volontari e le istituzioni devono diversificare le offerte di volontariato, i ruoli e le funzioni per consentire a tutti di trovare uno spazio in cui impegnarsi e, al contempo, di rispondere ai bisogni dei territori. Inoltre dovrebbero assicurare un adeguato supporto ai volontari affinché possano svolgere al meglio i propri compiti.

Volontariato in favore dei rifugiati. Il network europeo del volontariato invita i decisori politici a sostenere i volontari e le organizzazioni della società civile che contribuiscono all’accoglienza e all’integrazione dei migranti nei territori, a testimonianza di un’Europa solidale e rispettosa dei diritti umani.

 

Anche CSVnet, il coordinamento italiano dei Centri di servizio per il volontariato, socio di Cev, ha aderito alla Campagna Vote Volunteer Vision e, con una lettera aperta ai candidati italiani, ha chiesto due impegni concreti per il sostegno del volontariato in Europa: la sottoscrizione dei contenuti del documento base della campagna e, se eletti, la promozione di un intergruppo parlamentare sul volontariato. Perché un’Europa inclusiva, solidale e sostenibile non può prescindere da un deciso sostegno allo sviluppo del volontariato e della cittadinanza attiva.

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OTTIMO ARTICOLO MERITA DI ESSERE DIFFUSO NELLE ASSOCIAZIONI COME STRUMENTO DI APPROFONDIMENTO E VALORIZZAZIONE ANCHE A LIELLO LOCALE DOVE TROPPO SPESSO LE STRUTTURE PUBBLICHE PARLANO DI PERSONE (PERSONAGGI DEFINITI SOLO BUROCRATICAMENTE) MA NON DI “ESSERI UMANI PORTATORI DI DIRITTI UMANI.

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