Verso un welfare più forte, ma davvero coeso e comunitario?

A cura dell’Istituto per la Ricerca Sociale

2.8. Grave marginalità adulta e PNRR

Il PNRR e il background in tema di Homelessness

Il PNRR prevede una serie di azioni volte al contrasto della grave marginalità adulta (persone senza dimora), in particolare si tratta delle Missioni 5 e 6 del Piano, con riferimento a:

  • Housing temporaneo e stazioni di posta, con una proposta articolate di misure ed interventi orientati agli inserimenti abitativi e lavorativi e all’accesso a servizi a bassa soglia polifunzionali;
  • Case della comunità e presa in carico della persona, per l’attivazione di servizi sanitari di prossimità, in collaborazione con i servizi sociali, finalizzati ad una presa in carico di comunità rivolta a soggetti

 

Pur apprezzando l’impegno e lo sforzo del documento nel tenere insieme diverse prospettive di intervento, ci sembra opportuno suggerire alcune integrazioni che inquadrino gli interventi del PNRR nella logica e nella metodologia di lavoro già delineata dalle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave marginalità adulta realizzate dal MLPS 2015. Dai principi e dalle raccomandazioni delle citate linee sono derivati gli interventi di molti territori nel realizzare servizi innovativi, anche grazie ai fondi del PON Inclusione, del PO I FEAD e del Piano povertà, quota grave marginalità.

Sul tema dell’abitare ci sembra utile richiamare inoltre la recente Risoluzione del Parlamento europeo del 21 gennaio 2021 sull’Accesso ad un alloggio dignitoso e a prezzi accessibili per tutti (2019/2187(INI), che si pone in  linea con il Pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato dal Consiglio europeo, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea nel novembre 2017 ed in stretta coerenza con i principi 19 “Alloggi e assistenza per i senza dimora” e 20 “Accesso ai servizi essenziali” e con le precedenti risoluzioni (…).

In tutti i documenti citati è possibile identificare alcune azioni e approcci fortemente raccomandati nella definizione di un sistema di contrasto alla grave marginalità adulta. A titolo esemplificativo basti pensare allo sviluppo di Housing First come metodologia di intervento; all’attenzione nei confronti della presa in carico; all’integrazione socio assistenziale e sociosanitaria; all’importanza del potenziamento dei servizi nel lungo periodo.

 

La proposta di fio.PSD

Alla luce di queste premesse, la Federazione pone all’attenzione degli organi e delle istituzioni competenti alcune premesse concettuali, cui fanno seguito proposte di integrazione al PNRR che auspichiamo possano consolidare il documento in oggetto.

Le persone senza dimora hanno i medesimi diritti, doveri e potestà di ogni altro cittadino; l’ordinamento italiano non prevede diritti o interessi legittimi o doveri specifici per chi si trovi in condizioni di homelessness. Il problema principale non è, quindi, definire quali siano i diritti delle persone senza dimora, ma comprendere se i diritti universali di cui godono siano o meno per loro esigibili come lo sono per ogni altro cittadino” (dalle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave marginalità adulta).

 

Il riconoscimento dei diritti alla persona senza dimora tende a rafforzare il concetto di dignità personale e di salute in senso bio-psico-sociale e, quindi, di vero e proprio conseguente progetto personale verso l’autonomia e il benessere.

Nella cornice del riconoscimento dei diritti come base di partenza, ogni azione di programmazione degli interventi per porre fine alla homelessness dovrebbe ispirarsi a specifici obiettivi come argomentati nel documento Proposta di Livelli Essenziali delle Prestazioni nel contrasto alla grave emarginazione adulta e povertà estrema elaborato da fio.PSD e trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in data 19 marzo 2021 come contributo alla discussione sui LEP:

  • soddisfare i bisogni reali delle persone vulnerabili;
  • salvaguardare la dignità delle persone;
  • guardare alla persona nella sua centralità per promuovere gradi di integrazione sociale ed economica sostenibili;
  • promuovere interventi precoci e agganciati ai servizi cittadini per prevenire la early homelessness;
  • interrompere la cronicizzazione della grave marginalità adulta;
  • privilegiare l’accoglienza diffusa e la domiciliarità;
  • passare dalla logica “dell’erogazione del servizio” alla costruzione partecipata del percorso di inclusione.

 

Considerazioni puntuali relative al PNRR

Alla luce di quanto riportato, con riferimento alla Missione 5 del PNRR, per ciò che concerne la definizione dell’intervento di Housing temporaneo, si evidenzia che i progetti di inserimento abitativo ispirati al modello Housing First/Housing Led in Italia, come nel resto d’Europa, stanno mostrando una loro efficacia nella presa in carico della homelessness e nella possibilità di avviare percorsi di integrazione sociale e anche lavorativa, (Osservatorio fio.PSD 2020).

A questo scopo, piuttosto che indicare l’housing come “temporaneo”, si rende necessaria l’opportunità di favorire investimenti per tutto il tempo necessario ai beneficiari, nei quali, a fronte di una presa in carico complessiva della persona, si tengano presenti sia l’inserimento abitativo come bisogno necessario (rapid re-housing) sia percorsi di formazione, integrazione socio sanitaria, inserimento lavorativo, incremento di reddito che facciano leva sulle risorse della persona o dei nuclei in difficoltà (per es. adulti senza casa e a basso reddito, migranti con percorsi di integrazione interrotti, ex detenuti, nuclei in difficoltà economiche e sociali ecc). I percorsi abitativi devono dunque essere indipendenti da un limite rigido temporale e devono prevedere un coinvolgimento della comunità tutta.

 

Per quanto riguarda le Stazioni di posta, è auspicabile che i servizi previsti possano avere natura di Centri polifunzionali aperti H24, anche noti in Europa come One stop shop per la presa in carico integrata e per la messa in atto di percorsi partecipati di accompagnamento, funzionali allo stato di salute, economico, familiare e lavorativo della persona interessata. Inoltre, questi servizi, attraverso una accoglienza diffusa (micro accoglienze da non più di 30 posti), offrono supporto e presa in carico light a persone vulnerabili con la possibilità di offrire spazi, aperti anche alla comunità. Strutture di questo tipo potrebbero facilitare altresì azioni integrate socio sanitarie e di raccordo con equipe multidisciplinari, orientate ad una presa in carico della persona condivisa.

Inoltre sul coinvolgimento dei Centri per l’impiego per l’inserimento lavorativo di persone che vivono la condizione di senza dimora, si è osservato nel tempo come sia necessario per loro prevedere percorsi altamente personalizzati che mirino a promuovere in prima istanza azioni di ascolto, orientamento, bilancio delle competenze per un propedeutico superamento delle situazioni di fragilità e precarietà che metta la persona nelle condizioni di essere protagonista di una Inclusione attiva e continuativa. Ai fini di un inserimento lavorativo sostenibile, si reputa necessario prevedere figure professionali adeguate all’accompagnamento educativo, psicologico di mediazione linguistica e culturale dei beneficiari piuttosto che il mero coinvolgimento dei citati servizi per l’impiego.

 

Per quanto attiene questa Missione 6, si apprezza molto la scelta di prevedere opportunità di lavoro per categorie fragili e la compresenza di assistenti sociali presso le sedi sanitarie che saranno realizzate. Resta il tema della integrazione sanitaria con i servizi sociali per le aree concernenti la salute mentale, le dipendenze patologiche e i percorsi di presa in carico post acuzie e dopo le dimissioni ospedaliere.

 

Infine, il percorso prefigurato dal PNRR non può essere affidato esclusivamente ad associazioni di volontariato, ma deve necessariamente coinvolgere la comunità tutta, rafforzando il ruolo di tutto il terzo settore, così come stabilito dalle Linee guida sul rapporto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore negli artt. 55-57 del D. Lgs. n.117/2017) (Codice del Terzo Settore) e nella logica di valorizzazione delle esperienze territoriali già sviluppate.

 

In conclusione gli auspici riguardano il superamento di soluzioni tamponatorie e limitate nel tempo  a favore di interventi più strutturali e nella direzione di una complessiva esigibilità dei diritti, incentivando azioni trasformative di tutta la comunità di riferimento. Infine risulta  auspicabile il pieno coinvolgimento delle comunità locali nella programmazione dei servizi specifici e nella presa di coscienza che il fenomeno ed il relativo contrasto alla marginalità adulta è una sfida collettiva.

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