Povertà e disuguaglianze

Il Reddito di Cittadinanza: una possibile mappa cognitiva

Negli ultimi mesi il dibattito tra i programmi politici che si è sviluppato durante la campagna elettorale ha portato in primo piano il tema del Reddito di Cittadinanza, proposto dal M5S; in questo periodo l’attenzione è concentrata sulle prime disposizioni attuative della misura il cui varo è stato confermato dalle responsabilità di Governo.

In precedenza il confronto tra gli specialisti si è lungamente addentrato in analisi, elaborazioni, valutazioni e proposte molto articolate. Il Reddito di Cittadinanza è stato generalmente considerato come una forma di reddito minimo garantito, una forma che deve ancora perfezionare il suo profilo finale, il campo specifico di azione, la correlazione con le altre misure già attive e trovare una sostenibilità nel medio-lungo periodo. A questo scopo sono state esaminate in modo approfondito le tipologie di reddito minimo garantite in varie nazioni, a volte mettendo in relazione le caratteristiche peculiari delle misure attivate con le condizioni socio-politiche e con i processi di sviluppo del paese in questione.

Tuttavia, per comprendere gli elementi posti alla base del Reddito di Cittadinanza che ha caratterizzato il confronto tra i programmi politici negli ultimi mesi, è forse utile acquisire qualche riferimento in più in modo da far emergere il portato originale da cui scaturisce la proposta. Oltre la questione chiara e largamente indagata del reddito minimo garantito, per quanto siano meno note è possibile rintracciare almeno altre due ‘radici nobili’ che ne hanno alimentato l’idea iniziale:

A) Il riferimento meno recente conduce al pensiero di un intellettuale piuttosto eterodosso che si è occupato di politiche legate al monetarismo e alla sovranità monetariaSulle influenze del pensiero di Giacinto Auriti possono essere utili i seguenti riferimenti che risalgono al periodo 1996-1999: la cronaca del convegno di apertura dei corsi di perfezionamento diretti da Giacinto Auriti del 1996; Stralci di un’intervista di Giacinto Auriti al settimanale ‘Oggi’ del 1999; un brano di Beppe Grillo, dello spettacolo ‘Apocalisse Morbida’ del 1998 per cui Giacinto Auriti ha svolto un ruolo di co-ispiratore.

Giacinto Auriti ha indagato lungamente il rapporto tra moneta, comunità e diritti, giungendo alla definizione di un sistema complesso, e del tutto originale, che assegna al possesso diretto della moneta da parte di una comunità la funzione di costruire il rapporto tra la comunità stessa e i diritti di cittadinanza dei singoli. Auriti costruisce questo impianto non tanto per ragionare sul valore monetario della ricchezza, quanto per promuovere i diritti del singolo e per legarli alle capacità della comunità di appartenenza. La proprietà popolare della moneta è vista dunque come strumento di diritto sociale universale. Seguendo questa strada, Auriti si è addentrato in un percorso piuttosto sofisticato che lo ha condotto fino alla concezione del ‘Codice dei redditi sociali’ e alla distribuzione (assegnazione) della nuova moneta come ‘Reddito di cittadinanza’Per quanto riguarda il pensiero e le attività di Giacinto Auriti può essere utile la consultazione del sito: www.giacintoauriti.com.

 

B) Il riferimento più recente conduce al pensiero di un altro intellettuale che però si occupa di innovazione e lavoro, anche in questo caso non si tratta di elaborazioni del tutto classicheSulle influenze del pensiero di Riccardo Campa possono essere utili i seguenti riferimenti: ‘La società degli automi. Studi sulla disoccupazione tecnologica e sul reddito di cittadinanza’. Riccardo Campa. D Editore 2016; ‘I robot lavorano al posto nostro, e lo fanno gratis’. Prefazione al libro ‘La società degli automi’ di Claudio Cominardi; Intervento sul Programma Lavoro tratto dal sito ufficiale di Claudio Cominardi..

Riccardo Campa sta indagando, tra le altre cose, le conseguenze che i processi spinti di innovazione a base tecnologica avranno in futuro sulle forme, la diffusione, i contenuti del lavoro e sui rapporti di produzione. I suoi studi riguardano anche le ricadute sui livelli di occupazione prodotte dall’avanzamento su larga scala dell’automazione e dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale, considerando la possibilità di essere vicini a un punto di non ritorno. In questo quadro il ‘Reddito di Cittadinanza’ è un dispositivo di compensazione e di equità per i mercati del lavoro tecnologicamente più avanzati, ed è identificato come lo strumento in grado di garantire un reddito diffuso nella società del futuroPer quanto riguarda il pensiero e le attività di Riccardo Campa può essere utile la consultazione del sito:  www.riccardocampa.com.

 

Ovviamente questo contributo non ha affatto lo scopo di analizzare i contenuti delle due dottrine appena richiamate, quella del sovranismo basato sulla proprietà della moneta e quella del transumanesimo basato sul progresso tecnico-scientifico. I due impianti speculativi sono assunti come dei semplici dati di fatto, come elementi che in fasi diverse hanno influenzato la formazione e la diffusione del concetto di Reddito di Cittadinanza presentato dalle forze politiche che hanno attualmente le responsabilità di governo in materia. Dunque i due impianti speculativi richiamati in precedenza vengono utilizzati solo al fine di dischiudere lo spazio di significati entro cui articolare una possibile ‘mappa concettuale’, in cui collocare successivamente le misure attuative ed evidenziarne le potenziali interazioni. Quello che interessa è far emergere la dimensione ulteriore che il concetto di Reddito di Cittadinanza comprende oltre la questione, che resta assolutamente centrale, del rapporto con gli ammortizzatori sociali e con le misure di protezione sociale. E interessa per aggiungere maggiori contenuti e una possibile tensione al miglioramento e all’evoluzione proprio all’attuale sistema di ammortizzatori e misure.

Probabilmente questa tensione ulteriore può diventare più chiara considerando una proposta che sembra emergere nel dibattito istituzionale in questi mesi, quella del ‘reddito di base incondizionato’.Mozione ‘Robotica e Intelligenza artificiale’ nella versione presentata il 27.3.2017 alla Camera dei Deputati da Claudio Cominardi Una misura che non viene riferita direttamente a forme di salario minimo perché è più legata a prospettive di reddito universale.

 

Per comprendere meglio il dibattito che si aprirà sulle annunciate forme concrete di Reddito di Cittadinanza da attivare nel futuro immediato, appare importante proprio il concetto recato dall’attributo ‘incondizionato’. Una dimensione molto simile a quella dell’universalismo, termine più consueto nel dibattito e nelle elaborazioni nazionali, anche se il concetto di ‘incondizionato’ sembrerebbe imperniato sul rapporto tra due contenuti effettivi: le modalità di definizione dei destinatari della misura; le condizioni di selettività per l’accesso e la fruizione della misura. Nel suo orizzonte ideale, il ‘reddito di base incondizionato’ sembra essere rivolto a tutti i cittadini italiani e a non presentare condizioni di accesso o di fruizione perché viene svincolato dalla relazione con il lavoro.

Emerge così una proposta istituzionale che richiama proprio le prospettive e le visioni proposte dalle due ‘radici nobili’ del Reddito di Cittadinanza, due prospettive di origine diversa ma entrambe fortemente avanzate e proiettate nel futuro. Seguendo queste due spinte poste alla base del concetto originale di ‘Reddito di Cittadinanza’, è forse possibile identificare uno spazio di significati e almeno due traiettorie di prospettiva. La finalità è quella di collocare gli attuali istituti già attivi, e vicini al potenziale campo di azione di un possibile e concreto Reddito di Cittadinanza, all’interno di una mappa cognitiva che possa fornire in modo rapido e sintetico significati, interazioni e tensioni di prospettiva.

 

Il primo asse è formato dalla coppia Sociale / Lavoro che può essere utile per collocare gli istituti relativi al lavoro, i cosiddetti ammortizzatori, e gli istituti relativi alla protezione sociale, il REI e altri. Il secondo asse è formato dalla coppia Universalismo / Selettività che può essere utile per comprendere l’effettiva ampiezza degli istituti attivi, e per aprire alcune prospettive di riflessione verso gli squarci di pensiero portati in dote dalle due ‘radici nobili’ del Reddito di Cittadinanza richiamati in precedenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In prima approssimazione, l’area che raggruppa gli ammortizzatori può essere in gran parte collocata nel quadrante caratterizzato dalla relazione tra il Lavoro e gli elementi di Selettività. Ciascuna misura ha il suo campo di applicazione e le sue caratteristiche di accesso, durata, recesso ecc., e dunque si riferisce a un insieme di beneficiari ben specifico. Se interpretate dal punto di vista ‘nobile’ del Reddito di Cittadinanza, attualmente queste misure presentano una ridotta propensione all’universalismo semplicemente perché sono rivolte alle persone che hanno perso il lavoro, e non all’intera platea dei cittadini. Tra le principali misure considerate in questo diagramma di prima approssimazione:

  • Nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI).
  • Disoccupazione Agricola.
  • Lavoratori Socialmente Utili (LSU).
  • Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e Cassa Integrazione Guadagni in deroga.
  • Indennità di mobilità e Mobilità in deroga.
  • Assegno Sociale di Disoccupazione (ASDI). Questa misura, attuata in via sperimentale e già conclusa, a suo tempo è uscita dall’area in cui possono essere raggruppati in modo approssimativo gli ammortizzatori e si è collocata in una posizione molto vicina al quadrante ‘sociale’.

 

Le misure legate alla protezione sociale qui prese in considerazione non possono essere raggruppate in un’area omogenea perché sono connotate da caratteri molto diversi tra loro. In questa prima proposta della mappa concettuale sono collocate solo tre misure che presentano differenti gradienti di selettività e differenti interazioni con le condizioni lavorative dei beneficiari:

  • Indennità di accompagnamento. Se considerata dal punto di vista del Reddito di Cittadinanza, questa misura è caratterizzata allo stesso tempo sia da elementi di selettività che di universalismo. Selettività per quanto riguarda i destinatari, solo le persone non autosufficienti, e universalismo per quanto riguarda l’assenza di condizioni di accesso rispetto all’età e al reddito.
  • Fondo diritto al lavoro disabili.
  • Reddito d’inclusione (REI). In questo caso si tratta della prima misura di protezione sociale esplicitamente legata ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), caratteristica veramente speciale che meriterebbe un approfondimento specifico.

 

In alto, verso gli orizzonti esterni, possono essere collocati i due riferimenti originali del Reddito di Cittadinanza: la visione che fa riferimento al pensiero di Giacinto Auriti illumina la prospettiva dell’accesso ai diritti sociali in modo universalistico; la visione che fa riferimento al pensiero di Riccardo Campa evoca la prospettiva dell’accesso al reddito in modo universalistico. Ovviamente esiste un’evidente tensione positiva che lega le due idee di orizzonte qui considerate, anche se restano distinti i campi in cui sono state generate: uno legato alla dimensione comunitaria e l’altro legato alla dimensione dell’innovazione.

 

Nella mappa concettuale è dunque decisivo sia collocare le interazioni tra le misure già esistenti, sia dare spessore e prospettiva all’idea di Reddito di Cittadinanza attraverso le due ‘radici nobili’ che restano aperte verso un potenziale futuro. Attraverso questa rappresentazione sarà forse possibile comprendere in modo più complesso e dinamico i caratteri effettivi contenuti dalle eventuali proposte operative legate all’attivazione del Reddito di Cittadinanza.

 

La questione di fondo è che attualmente la locuzione ‘Reddito di Cittadinanza’ sembrerebbe evocare contemporaneamente due elementi: l’efficacia degli ammortizzatori sociali e delle misure di protezione sociale da una parte; la concreta esigibilità universalistica dei diritti di cittadinanza dall’altra. Due contenuti che nella realtà non sono alternativi essendo, come è ovvio, indispensabili entrambi. L’importante è non scambiare tra loro queste due dimensioni, rischiando di immettere ulteriore confusione nel sistema e di perdere un’occasione preziosa per il sostegno alle fasce più deboli della popolazione e per l’evoluzione delle politiche di protezione e promozione a livello nazionale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come è noto la prima dimensione si alimenta operando sia verso il potenziamento delle politiche attive del lavoro, sia verso il consolidamento delle misure di protezione sociale. La seconda dimensione, quella della garanzia della esigibilità universale dei diritti di cittadinanza da ottenere attraverso un ‘reddito di base incondizionato’ svincolato dalle forme del lavoro, apre invece uno squarcio vivido verso la trasformazione profonda delle politiche sociali nazionali. Se un percorso del genere venisse adottato sul serio, implicherebbe non solo una misura di tipo economico costruita per garantire una consistente soglia di reddito a tutti i cittadini, ma la parte economica dovrebbe essere strettamene connessa ad un ventaglio imponente di misure attive verso il lavoro, la salute, l’istruzione, la protezione sociale, l’abitazione. Se perseguita sul serio, questa prospettiva comporterebbe una vera e propria trasformazione di sistema a livello nazionale. E, tra parentesi, si riproporrebbe con forza il tema del rapporto tra universalismo e condizioni di accesso per la parte relativa alle misure attive.

 

È appunto di questo complesso scenario che trattano anche le quattro mozioni parlamentari presentate presso la Camera dei Deputati al 16.7.2018, tre hanno come oggetto il Rei e una il Reddito di Cittadinanza[1] Mozioni parlamentari presentate presso la Camera dei Deputati alla seduta n. 27 del 16.7.2018: Mozione 1-00009 ‘Potenziamento del Reddito d’Inclusione’, Carnevali e altri; Mozione 1-00012 ‘Universalismo del Reddito d’Inclusione, Rostan e altri; Mozione 1-00016 ‘REI, Centri per l’impiego e Retribuzione minima oraria’, Rizzetto e altri; Mozione 1-00018 ‘Istituzione del Reddito di Cittadinanza’, D’Uva, Molinari e altri..

Le parti argomentative delle mozioni affrontano diffusamente i temi delle povertà, delle disuguaglianze e delle trasformazioni del mercato del lavoro; poi si misurano anche con questioni legate all’universalismo e alla selettività e, in un caso, si giunge fino al punto centrale dei diritti soggettivi. Naturalmente i dispositivi delle quattro mozioni sono diversi tra loro, come vi può evincere anche dagli oggetti riportati in nota:

  • Due mozioni propongono indirizzi relativi al potenziamento o all’estensione universale del REI.
  • Una mozione propone indirizzi relativi al potenziamento delle misure centrate sulle politiche attive del lavoro.
  • Una mozione riguarda l’indirizzo di ‘assumere iniziative per istituire il reddito di cittadinanza, quale misura per il contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale nonché a favorire la promozione delle condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro e alla formazione’. A questo scopo la mozione individua una misura economica destinata ai cittadini italiani e la lega con azioni di politiche attive del lavoro e con la promozione di politiche europee adeguate, infine avanza anche l’ipotesi di una ‘pensione di cittadinanza’.

 

Ma alla fine, nel concreto, nel nostro ordinamento esistono dei meccanismi, degli strumenti, degli istituti che possono collegare tra loro queste due dimensioni, l’evoluzione delle misure operative e l’avanzamento in termini di diritti? A questo interrogativo sembra proprio che si possa dare una risposta affermativa: si, esistono. Sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) però a patto che siano presi sul serio, che siano connessi stabilmente con misure consistenti, appropriate e attive, finanziate dalla fiscalità generale, che siano orientate verso una prospettiva di cittadinanza sociale e non relegate in una semplice funzione di ‘riparazione al minimo’.  Al di là dei vari orientamenti politici, dimensione che non appartiene a questo scritto, la questione dei LEP e dei diritti soggettivi appare insuperabile se si vuole davvero costruire un sistema innovativo, efficace, equo, duraturo e ben impiantato nell’attuale ordinamento nazionale.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.