Terzo settore

Istat: continua la crescita del non profit

L’Istat ha rilasciato l’11 ottobre scorso un aggiornamento della rilevazione “Struttura e profili del settore non profit” con dati aggiornati al 31/12/2017.

 

Anche questa ultima rilevazione, come le precedenti, evidenzia una crescita del non profit: “Nel 2017, le istituzioni non profit attive in Italia sono 350.492 – il 2,1% in più rispetto al 2016 – e impiegano 844.775 dipendenti (+3,9%). Il settore non profit continua a espandersi con tassi di crescita medi annui superiori a quelli che si rilevano per le imprese orientate al mercato, in termini sia di numero di imprese sia di numero di dipendenti. Di conseguenza, aumenta la rilevanza delle istituzioni non profit rispetto al complesso del sistema produttivo italiano, passando dal 5,8% del 2001 all’8,0% del 2017 per numero di unità e dal 4,8% del 2001 al 7,0% del 2017 per numero di dipendenti.”

 

Testo integraleTavole statistiche

 

Rispetto alle dinamiche territoriali, il numero di enti cresce in quasi tutte le regioni – diminuisce solo in Sardegna e in Puglia – evidenziando tassi medi di crescita lievemente più alti nel sud Italia (+3.1% contro il +2.1% del dato nazionale), dove comunque la consistenza del numero di enti è in partenza più basso (43.7 enti ogni 10 mila abitanti contro i 58 della media nazionale e i 70 del nord est).

I dati sono diversi se si considera il numero di lavoratori. La crescita rispetto al 2016, pari al 3.9% su scala nazionale, è più forte al centro (+5.3%), nel nord est (+5%) e nel nord ovest (+4.1) e inferiore nel Mezzogiorno (+2.3%) e nelle isole (-1.2%).

Rispetto alla forma giuridica, le associazioni, che costituiscono l’85% delle organizzazioni non profit, crescono del 2% e soprattutto aumentano del 9.3% il numero di dipendenti; le cooperative sociali crescono dell’1.1% e aumentano i lavoratori del 2.9%, restando comunque il tipo di enti dove sono occupati la maggioranza dei lavoratori (441 mila, pari al 52% del totale); le fondazioni, anche se diminuiscono di numero, aumentano i dipendenti del 3.8%. In generale, il fatto che il numero di lavoratori cresca in modo più consistente rispetto al numero di enti, evidenzia un’evoluzione già riscontrata negli anni precedenti, che vede il non profit e soprattutto le associazioni evolvere in senso imprenditoriale.

 

 

Rispetto ai settori di attività, la maggior parte degli enti opera nel settore della cultura, sport e ricreazione (64.5%), dove però lavorano solo il 7% dei dipendenti (il 93% di questi enti opera senza alcun lavoratore); al contrario, il settore dell’assistenza sociale, in cui operano il 9.2% degli enti, raccoglie il 36.9% dei lavoratori, pari a 311 mila unità; il secondo settore di maggiore consistenza dal punto di vista dei lavoratori è invece quello della sanità, con oltre 184 mila addetti; complessivamente sanità e assistenza assommano quasi il 60% dei dipendenti.

Gli enti che si occupano di cultura, sport e ricreazione, insieme a quelli che hanno come finalità lo sviluppo economico e la coesione sociale, sono quelli più giovani: oltre un quarto degli enti è nato a partire dal 2013, percentuale che è invece pari al 21% tra quelle che si occupano di assistenza sociale. Nel settore dell’assistenza sociale operano 32.245 enti, tra cui oltre 22 mila associazioni, 7 mila cooperative sociali.

 

Proprio relativamente alle cooperative sociali, rispetto alle quali vi è disponibilità di una maggiore quantità di dati economici in conseguenza dell’obbligo di depositare il bilancio, il report offre alcuni dati ulteriori. Si evidenzia così come le cooperative del nord abbiano dimensioni economiche superiori a quelle del Mezzogiorno: “circa due terzi delle cooperative sociali operanti al Sud (69,0%) e nelle Isole (64,8%) presenta un volume d’affari fino a 199 mila euro mentre quelle residenti nelle regioni del Nord-ovest e del Nord-est si caratterizzano per volumi di affari più elevati: le cooperative con un volume d’affari non inferiore a 500 mila euro sono rispettivamente il 42,8% e il 42,5%”; le cooperative sociali con dimensioni economiche più elevate si occupano prevalentemente di sanità e di assistenza sociale.

Istat dedica inoltre un ulteriore approfondimento alle caratteristiche di chi lavora in enti non profit e alla loro evoluzione. Come è noto, nelle organizzazioni non profit, soprattutto per effetto della tradizione occupazionale del nostro Paese in ambito sanitario e assistenziale, operano una quota molto rilevante di donne: il 71.7% degli occupati è infatti di sesso femminile. Il non profit si caratterizza anche per una quota di occupati laureati pari al 32%, superiore alla media nazionale. Più della metà degli occupati lavora part time. Nel centro sud è maggiore la quota di occupati a tempo determinato e part time.

 

In un quadro complessivo di aumento dell’occupazione pari, come si è detto, al 3.9%, emerge così la crescita significativa, dal 2016 al 2017, dei lavoratori a tempo determinato (+24%), che rappresentano ora il 20.4% del totale; degno di nota è anche l’aumento, nell’ultimo anno, sia di occupati over 50 (+7.9%), sia di occupati under 30 (7.3%).

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.