Povertà e disuguaglianze

Istat: la povertà in Italia nel 2019

Nel 2019 nel nostro Paese sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizioni di povertà assoluta che, con un’incidenza pari al 6,4%, coinvolgono complessivamente 4,6 milioni di individui. I più colpiti sono i minori, gli stranieri, le famiglie residenti nel Mezzogiorno e quelle che vivono in affitto. Questi i principali esiti del documento Le statistiche dell’Istat sulla povertà – Anno 2019 pubblicato il 16 giugno scorso.

Vediamoli nel dettaglio.

 

 

Dopo quattro anni in calo la povertà assoluta

Il primo elemento che emerge dalla lettura degli ultimi dati Istat è che, dopo 10 anni di crescita pressoché costante della povertà in Italia, e in seguito all’apparente arresto registrato nel 2018, nel 2019, per la prima volta, si riscontra una lieve riduzione della quota di famiglie ed individui in condizioni di povertà assolutaLa soglia di povertà assoluta rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario. Questa soglia varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.. Sono quasi 1,7 milioni (1,8 nel 2018) le famiglie in tale condizione che, con un’incidenza pari 6,4% (7% nel 2018), coinvolgono complessivamente 4,6 milioni (5 nel 2018) di individui.

L’Istat sostiene che tale riduzione sia da collegare in gran parte al miglioramento, nel corso del 2019, dei livelli di spesa delle famiglie meno abbienti. L’andamento positivo si è inoltre verificato in concomitanza dell’introduzione del Reddito di Cittadinanza che, nella seconda metà del 2019, ha coinvolto oltre un milione di famiglie in difficoltà, seppur con numeri ancora distanti dai 3,6 milioni di beneficiari previsti a regime. È tuttavia ipotizzabile che, nel corso del 2020, questi deboli segnali positivi verranno depotenziati, se non addirittura annullati, dalle conseguenze economiche e sociali della recente emergenza sanitaria.

Seppur in misura più contenuta rispetto alla povertà assoluta, anche per la povertà relativaLa soglia di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa famigliare rilevata dall’indagine annuale sui consumi. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile pro capite, che quest’anno in Italia è stata fissata a 1.094,95 euro. Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore alla soglia definitiva annualmente vengono quindi classificate come povere in senso relativo. si registra una lieve riduzione rispetto agli anni precedenti. Nel 2019 le famiglie in tali condizioni sono 2,9 milioni (3 nel 2018) e, con un’incidenza dell’11,4% (11,8% nel 2018), rappresentano oltre 8,8 milioni (8,9 nel 2018) di individui.

 

Tavola 1 – Incidenza della povertà familiare assoluta e relativa, valori percentuali, 2008-2019

 

 

Fonte: elaborazioni dell’autore su Istat (2020)

 

Nel 2019 aumenta però leggermente l’intensità della povertà, che indica quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente sotto la linea di povertà in termini percentuali – ovvero quanto poveri sono i poveri – attestandosi al 20,3% contro il 19,4% dell’anno precedente. Tale aumento risulta pressoché generalizzato a tutte le aree territoriali italiane anche se, ad eccezione del Nord-Ovest (+1,5), non risulta particolarmente accentuato (Nord-Est e Sud +0,8, mentre le altre circoscrizioni presentano valori inferiori).

 

 

La povertà è più elevata nelle aree metropolitane del Mezzogiorno

Nonostante una maggiore riduzione della povertà assoluta nel Mezzogiorno – dove quella familiare scende dal 10% del 2018 all’8,6% odierno, mentre si conferma stabile al 5,8% al Nord e si riduce di solo dal 5,3% al 4,5% al Centro – la sua incidenza si conferma comunque la più alta del Paese. Sono oltre 2 milioni i poveri assoluti residenti nel Mezzogiorno contro 1,8 milioni nelle Regioni del Nord e 660 mila del Centro.

Seppur confermando, per ogni tipologia di comune di residenza, una netta riduzione rispetto all’anno passato dell’incidenza della povertà assoluta in Italia e nel Mezzogiorno – in particolare nel centro delle aree metropolitane – i livelli più elevati si registrano proprio nel centro (13%) e nelle periferie (9,1%) delle aree metropolitane del Sud Italia. I livelli più bassi di povertà assoluta si riscontrano invece nel centro delle aree metropolitane del Centro Italia. Cresce invece dal 5% del 2018 al 6,6% del 2019 l’incidenza della povertà assoluta nei piccoli comuni fino a 50 mila abitanti nel Nord-Est.

 

 

Per le famiglie numerose è maggiore il rischio di cadere in povertà

Nel 2019 si conferma la tendenza della povertà assoluta a crescere con l’aumentare dell’ampiezza del nucleo familiare, triplicando dal 5,7% in caso di famiglie unipersonali al 16,2% in caso di famiglie costituite da 5 e più componenti.

Livelli di incidenza elevati sono poi strettamente correlati alla presenza in famiglia di figli conviventi, soprattutto se minori: in diminuzione rispetto all’anno scorso, nel 2019 sono in condizioni di povertà assoluta il 6,5% delle famiglie con un figlio minore, il 10,6% di quelle con 2 figli minori e il 20,2% di quelle con 3 o più figli minori. Anche tra le famiglie monogenitore la povertà è più diffusa rispetto alla media, con un’incidenza dell’8,9%, ma in attenuazione rispetto all’anno precedente, quando era pari all’11,4%.

 

Tavola 2 – Incidenza della povertà assoluta per numero di figli minori, valori percentuali, 2018, 2019

 

 

Fonte: elaborazioni dell’autore su Istat (2020)

 

Un altro elemento messo in luce dagli ultimi dati Istat riguarda la correlazione tra povertà e istruzione: la povertà tende infatti a ridursi in corrispondenza di titoli di studio di grado più elevato. Nel 2019 si registra una più alta incidenza della povertà assoluta tra quelle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare (10,5%) o di scuola media (8,6%). Le famiglie con persona di riferimento diplomata o laureata mostrano invece valori molto più contenuti, pari al 3,4%.

Oltre all’istruzione, la povertà è intrinsecamente correlata alla condizione e alla posizione professionale. Nel 2019 la situazione si presenza invariata o in miglioramento per tutte le categorie: si trova in condizione di povertà assoluta l’1,7% delle famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro o impiegato, e il 10,2% delle famiglie con persona di riferimento operaio o assimilato. La situazione migliora per i lavoratori occupati (passando dal 6,1% del 2018 al 5,5% del 2019) e soprattutto per coloro in cerca di un’occupazione (dal 27,6% del 2018 al 19,7% del 2019).

 

 

Oltre 1,1 milioni i minori in povertà assoluta

È ormai da diversi anni che in Italia la povertà tende ad aumentare con il diminuire dell’età, registrando così un’incidenza tra i minori e giovani molto più elevata che tra gli adulti ed anziani. Oggi l’incidenza della povertà assoluta tra i minori di 18 anni è pari all’11,4% mentre si attesta al 9,1% tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni. All’opposto, la classe d’età meno colpita dalla povertà è quella degli over 65enni che, con un’incidenza del 4,8%, mantengono la loro condizione tendenzialmente stabile ed invariata nel tempo.

Nel 2019 la povertà assoluta in Italia colpisce 1,1 milioni di minori, con un’incidenza dell’11,4%, mentre nel 2018 i minori in povertà assoluta erano oltre 1,2 milioni, con un’incidenza del 12,6%. Disaggregando i dati per fasce d’età, si può notare come la povertà colpisca maggiormente le classi 7-13 anni (12,9%) e 4-6 anni (11,7%). L’incidenza più bassa si registra invece nella fascia 0-3 anni (9,7%) e 14-17 anni (10,5%), quest’ultima in particolare miglioramento rispetto al 2018, quando era pari a 12,9%.

Le famiglie con minori in povertà assoluta sono quasi 620 mila, con un’incidenza del 9,7% (11,3% del 2018). Istat rileva come le maggiori criticità emergano però in termini di intensità della povertà: oltre ad essere spesso più povere, le famiglie con minori – essendo anche generalmente più giovani – vertono in condizioni di disagio più marcato. L’intensità della povertà in questo caso si aggira intorno al 23%, contro il 20,3% della media. Una variazione significativa riguarda la riduzione della povertà assoluta tra le famiglie monogenitore con minori, che scende dal 16,8% del 2018 al 10,5% del 2019.

 

Tavola 3 – Incidenza della povertà assoluta e relativa tra i minori, valori percentuali, 2008-2019

 

 

Fonte: elaborazioni dell’autore su Istat (2020)

 

 

Il 27% degli stranieri è povero

Un’altra categoria fortemente colpita dalla povertà è quella degli stranieri. I cittadini stranieri in povertà assoluta sono infatti quasi 1,4 milioni, con un’incidenza del 26,9% contro il 5,9% dei cittadini italiani.

Sebbene anch’essa generalmente in diminuzione rispetto allo scorso anno, l’incidenza della povertà assoluta è maggiore per quelle famiglie composte esclusivamente da stranieri (31,2%) e con almeno uno straniero (27%), seguite dalle famiglie miste (20%) e da quelle composte da soli italiani (6,3%).

Particolarmente critica risulta la situazione delle famiglie straniere residenti nel Mezzogiorno, dove la povertà assoluta sale al 36,8%, e nei piccoli comuni con meno di 50 mila abitanti, dove si aggira intorno al 25%. E poi ancora la condizione delle famiglie composte da soli stranieri con minori, che mostrano livelli di povertà assoluta pari al 31,2%, ossia un valore cinque volte superiore a quello delle famiglie di soli italiani con minori. Nel Mezzogiorno tale dato sale al 36,8%. E infine le famiglie di soli stranieri con persona di riferimento in cerca di occupazione, nelle quali la povertà assoluta raggiunge il 33,3% contro il 16,3% delle famiglie di soli italiani.

 

 

In affitto quasi la metà delle famiglie povere

L’ultima rilevazione Istat mette inoltre in evidenza come l’incidenza della povertà assoluta in Italia vari a seconda del titolo di godimento dell’abitazione in cui la famiglia vive. La situazione risulta particolarmente critica per chi vive in affitto. Le oltre 726 mila famiglie povere in affitto rappresentano, secondo le stime più recenti, quasi la metà (43,4%) di tutte le famiglie povere in Italia, a fronte di una quota di famiglie in affitto del 18,4% sul totale delle famiglie residenti.

L’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie in affitto è pari al 15,1% (contro il 3,9% nel caso di abitazioni di proprietà), dato che sale al 18,9% nel Mezzogiorno, al 22,9% nelle famiglie con figli minori e al 26,6% nelle famiglie con almeno un componente straniero. Vivono infatti più frequentemente in affitto le famiglie giovani e quelle straniere, molto spesso anche con figli minori, che scontano sia una minore capacità reddituale e stabilità lavorativa sia una minore probabilità di aver accumulato risparmi o di aver avuto accesso a beni ereditari.

L’affitto medio per le famiglie in povertà assoluta è pari a circa 318 euro mensili, contro i 429 euro pagati dalle famiglie non in condizioni di povertà. Ma, dal momento che la spesa media mensile totale delle prime è nettamente inferiore rispetto a quella delle seconde, la voce di spesa per l’affitto ha per le famiglie povere un’incidenza nettamente maggiore (36,4% contro 20,8%).

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