Politiche europee

La Strategia dell’UE sui diritti dei minori

L’implementazione della Child guarantee europea

Il 24 marzo la Commissione Europea ha adottato la prima Strategia europea integrata sui diritti dei minori volta a garantire a tutti i minori di poter “realizzare il proprio potenziale e svolgere un ruolo di primo piano nella società, che si tratti di lottare per l’equità e l’uguaglianza, rafforzare la democrazia o guidare la duplice transizione verde e digitale”.

La protezione e la promozione dei diritti dei minori sono obiettivi fondamentali dell’attività dell’Unione europea perché sono principi sanciti dalla  Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea quali obiettivi trasversali a tutti i settori politici e sono tra le priorità fondamentali della Commissione europea, come è stato recentemente ricordato negli orientamenti politici della presidente von der LeyenUn’Unione più ambiziosa. Il mio programma per l’Europa, Candidata alla carica di presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2019-2024 ..

 

L’impostazione della strategia è interessante perché guarda ai bambini non solo come soggetti portatori di diritti da garantire e come soggetti da rispettare e proteggere, ma anche e soprattutto come cittadini e leader di oggi e di domani. Per questo non propone solo azioni volte a ridurne gli svantaggi e le difficoltà ma anche azioni volte a valorizzarne le potenzialità nel sensibilizzare l’opinione pubblica sui cambiamenti climatici, sulla discriminazione e sull’ingiustizia per creare, adulti e bambini insieme, società più sane, resilienti, giuste e egualitarie per tutti.

 

Con questa prima strategia globale sui diritti dei minori, la Commissione si impegna a porre i minori e il loro interesse al centro delle politiche dell’UE riunendo in un quadro globale tutti gli strumenti legislativi, politici e di finanziamento dell’UE nuovi e già esistenti. La Strategia individua sei settori tematici per ciascuno dei quali propone una serie di azioni mirate, da perseguire sia a livello europeo che dei singoli paesi membri:

  1. Partecipazione alla vita politica e democratica: un’Unione che consente ai minori di essere cittadini e membri attivi di società democratiche
  2. Inclusione socioeconomica, salute e istruzione: un’Unione europea che lotta contro la povertà infantile e promuove società e sistemi sanitari ed educativi inclusivi e a misura di minore
  3. Lotta contro la violenza nei confronti di minori e garanzia della tutela dei minori: un’Unione europea che aiuta i minori a crescere senza subire violenze
  4. Giustizia a misura di minore: un’UE nella quale il sistema giudiziario sostiene i diritti e le esigenze dei minori
  5. Società digitale e dell’informazione: un’UE nella quale i minori possano utilizzare in modo sicuro l’ambiente digitale e sfruttarne le opportunità
  6. La dimensione globale: un’UE che sostiene, protegge e consente l’emancipazione dei minori a livello globale, anche durante crisi e conflitti

 

Per ciascuna settore ed ambito di intervento la strategia propone concrete linee di azione che possono essere implementate da un lato dalla Commissione e dall’altro dai paesi membri identificando gli strumenti normativi europei che possono sostenerli.

 

La proposta di introduzione di una misura quale lo Youth Guarantee si inserisce nel secondo ambito di intervento, quello volto a promuovere l’inclusione socioeconomica e la lotta contro la povertà infantile anche in una prospettiva rivolta ai minori di domani: rafforzare l’inclusione socioeconomica dei minori oggi è anche essenziale infatti per contrastare la trasmissione della povertà e degli svantaggi di generazione in generazione.

 

Come dunque la Commissione Europea intende porre le basi per dare concretezza a tale prospettiva? Innanzitutto convogliando in tale direzione gli strumenti di finanziamento europei già oggi esistenti, orientando parte di tali finanziamenti verso l’obiettivo politico della lotta alla povertà infantile:

  • Tra il 2021 e il 2027 gli Stati membri con un tasso di minori a rischio di povertà o di esclusione sociale superiore alla media dell’UE (nel periodo 2017-2019) dovranno destinare il 5 % dei finanziamenti del Fondo sociale europeo Plus (FSE+)alla lotta contro la povertà infantile, e tutti gli altri dovranno anch’essi destinare importi appropriati. Come è possibile osservare dalla tavola sottostante l’Italia rientra senz’altro nel gruppo, purtroppo.

 

 

  • Il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) contribuirà agli investimenti nelle infrastrutture, nelle attrezzature e nell’accesso a servizi generali e di qualità, con particolare attenzione alle regioni più povere dell’Unione, dove i servizi pubblici tendono a essere meno sviluppati.
  • Il dispositivo per la ripresa e la resilienza contribuirà al conseguimento di una ripresa rapida ed inclusiva dalla pandemia di COVID-19, anche promuovendo politiche per bambini e giovani e rafforzando la coesione economica, sociale e territoriale.

 

In secondo luogo tale obiettivo è stato incluso nel piano d’azione sull’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, approvato il 4 marzo di quest’anno: esso stabilisce l’ambizioso obiettivo di ridurre, entro il 2030, di 5 milioni il numero di minori a rischio di povertà o di esclusione sociale nell’UE.  Tra gli strumenti per perseguire questo obiettivo vi è appunto la proposta della Commissione di portare avanti una raccomandazione del Consiglio che istituisce la garanzia europea per l’infanzia quale misura specifica rivolta ai minori a rischio di povertà o di esclusione sociale.

 

Secondo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen l’istituzione di una garanzia europea per l’infanzia può far sì che “tutti i minori a rischio di povertà o di esclusione sociale in Europa abbiano accesso ai diritti più elementari, come l’assistenza sanitaria e l’istruzione”Orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2019-2024. Vi è infatti una forte correlazione tra l’esclusione sociale dei minori e la mancanza di accesso ai servizi fondamentali; anche negli Stati membri dove tali servizi sono disponibili i dati evidenziano forti disparità di accesso:

  • in un terzo degli Stati membri i costi dell’educazione e cura della prima infanzia sono molto elevati anche perché gravati da spese elevate per l’acquisto dei libri scolastici, i trasporti scolastici, i pasti e le attività scolastiche;
  • in diversi Stati membri solo alcuni servizi connessi all’assistenza sanitaria per i minori sono totalmente gratuiti;
  • in sei Stati membri oltre il 10 % dei minori si trova in una situazione di grave deprivazione abitativa. In particolare in quasi tutti gli Stati membri si è registrata una forte crescita del numero di persone senza fissa dimora e il fenomeno ha interessato anche i minoriFonte: Proposta di raccomandazione del Consiglio che istituisce una garanzia europea per l’infanzia.

 

Tra i fattori che determinano la disparità di accesso ai servizi oltre alla mancanza di risorse economiche che non consente alle famiglie di pagare i costi dei servizi, vi sono anche la scarsità di servizi nelle zone rurali, remote o svantaggiateA tale proposito nel giugno 2021 la Commissione adotterà una comunicazione sulle zone rurali che riguarderà, tra l’altro, la questione dell’accesso limitato dei minori ai servizi, e le difficoltà di accesso ai servizi da parte dei minori con esigenze particolari, tra i quali ad esempio i minori con disabilità e i minori appartenenti a minoranze razziali o etniche (in particolare Rom).

La crisi Covid-19 ha posto nuove ed ulteriori sfide ai minori provenienti da contesti sociali e familiari svantaggiati, portando ad un aggravamento delle disuguaglianze preesistenti e ad un aumento significativo del tasso di povertà o di esclusione sociale. Questo da un lato perché le famiglie a basso e medio reddito hanno maggiori probabilità di perdere il lavoro anche a causa delle minori possibilità di telelavoro, e dall’altro perché l’impatto della didattica a distanza è stato molto differente a seconda del contesto di vita dei minori, con maggiori difficoltà laddove le famiglie non disponevano della strumentazione o della connessione adatta o per l’assenza di adeguato sostegno. In più l’accesso ai servizi a supporto dei più vulnerabili si è ridotto e le famiglie maggiormente in difficoltà, con la chiusura delle scuole, hanno perso una fonte importante di alimentazione, a causa della chiusura delle mense scolastiche.

 

L’obiettivo della garanzia europea per l’infanzia è dunque quello di prevenire e combattere l’esclusione sociale garantendo l’accesso dei minori bisognosi a una serie di servizi fondamentali. Come?

Per conseguire tale obiettivo la proposta di raccomandazione prevede le seguenti azioni:

  • raccomanda agli Stati membri di orientare le proprie misure per promuovere il sostegno ai minori ‘a rischio di povertà o di esclusione sociale e garantire loro l’accesso effettivo e gratuito ai servizi per la prima infanzia, all’istruzione, ad almeno un pasto sano per ogni giorno di scuola, all’assistenza sanitaria oltre che l’accesso effettivo a un’alimentazione sana e ad un alloggio adeguato;
  • raccomanda agli Stati membri di tenere conto di alcune forme di svantaggio specifiche che riguardano:
    • i minori senza fissa dimora o in situazioni di grave deprivazione abitativa,
    • i minori con disabilità,
    • i minori provenienti da un contesto migratorio,
    • i minori appartenenti a minoranze razziali o etniche (in particolare Rom),
    • i minori che si trovano a vivere in strutture di assistenza;
    • i minori in situazioni familiari precarie.
  • raccomanda di garantire ai minori bisognosi l’accesso effettivo e gratuito all’educazione e cura della prima infanzia, all’istruzione (comprese le attività scolastiche), a un pasto sano per ogni giorno di scuola nella consapevolezza che il rendere gratuiti i servizi favorisce l’effettività dell’accesso. Per garantire questo diritto ai paesi membri viene richiesto ad esempio di:
    • individuare e affrontare gli ostacoli finanziari e non finanziari alla partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia, all’istruzione e alle attività scolastiche;
    • adottare misure volte a prevenire e ridurre l’abbandono scolastico e a coinvolgere nuovamente i minori che rischiano, o che hanno abbandonato l’istruzione o la formazione;
    • fornire sostegno all’apprendimento ai minori con difficoltà;
    • adeguare le strutture e i materiali didattici in uso alle esigenze dei minori con disabilità, utilizzando metodi di insegnamento e apprendimento inclusivi, anche garantendo la disponibilità di insegnanti qualificati e di altri professionisti quali psicologi, logopedisti, riabilitatori o insegnanti di sostegno;
    • adottare misure volte a sostenere l’istruzione inclusiva e a evitare le classi segregate sia nei servizi per la prima infanzia che negli istituti di istruzione, magari anche prevedendo priorità nell’accesso ai minori bisognosi
    • fornire una connettività ad alta velocità, servizi digitali e attrezzature adeguate per l’apprendimento a distanza al fine di garantire l’accesso a contenuti didattici online;
    • garantire il trasporto verso le scuole d’infanzia e gli istituti di istruzione;
    • garantire l’accesso equo e inclusivo alle attività scolastiche, compresa la partecipazione alle gite scolastiche;
    • sostenere l’istruzione inclusiva attraverso la cooperazione tra scuola, comunità locali, servizi sociali e l’economia sociale, per fornire assistenza per il doposcuola e favorire la partecipazione alle attività extrascolastiche e sportive;
  • Al fine di garantire ai minori bisognosi l’accesso effettivo e gratuito a un’assistenza sanitaria di qualità, gli Stati membri sono invitati a:
    • facilitare l’individuazione precoce e il trattamento delle malattie e dei problemi di sviluppo, compresi quelli relativi alla salute mentale, e garantire l’accesso a visite mediche periodiche, anche odontoiatriche e oftalmologiche, e a programmi di screening;
    • garantire un puntuale follow-up terapeutico e riabilitativo e l’accesso a programmi di vaccinazione;
    • fornire ai minori con disabilità servizi mirati di riabilitazione e abilitazione;
    • attuare programmi accessibili di promozione della salute e prevenzione delle malattie rivolti ai minori bisognosi e alle loro famiglie.
  • Al fine di garantire ai minori bisognosi l’accesso effettivo a una alimentazione sufficiente e sana gli Stati membri sono incoraggiati a:
    • sostenere l’accesso a pasti sani non solo durante i giorni di scuola, anche attraverso un sostegno finanziario o in natura;
    • garantire che le mense scolastiche rispondano alle esigenze alimentari specifiche dell’infanzia;
    • limitare nelle scuole la pubblicità e la disponibilità di cibi ad alto contenuto di grassi, sale e zuccheri;
    • fornire ai minori e alle famiglie informazioni adeguate sull’alimentazione sana dei minori.
  • Al fine di garantire ai minori bisognosi l’accesso effettivo a un alloggio adeguato, gli Stati membri sono invitati a:
    • garantire una sistemazione adeguata in rifugi di emergenza ai minori senza fissa dimora e alle loro famiglie e il tempestivo trasferimento ad alloggi permanenti integrati con servizi sociali e di consulenza;
    • valutare e rivedere, se necessario, le politiche nazionali, regionali e locali relative agli alloggi e adottare misure volte a garantire che gli interessi delle famiglie con minori bisognosi, anche dal punto di vista della povertà energetica, siano debitamente tenuti in considerazione;
    • provvedere affinché i minori bisognosi e le loro famiglie godano di un accesso prioritario e tempestivo agli alloggi sociali;
    • evitare che i minori siano collocati in strutture di assistenza favorendo invece un’assistenza di qualità in un contesto familiare o di comunità e sostenendo la loro vita indipendente e la loro integrazione sociale.

 

La proposta di raccomandazione individua anche alcuni meccanismi di governance e di comunicazione per rendere maggiormente efficaci le azioni proposte, tra i quali la nomina di coordinatori nazionali della garanzia per l’infanzia, la stesura di piani d’azione nazionali e lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e valutazione.

 

Nel luglio 2020 la Commissione Europea in collaborazione con l’Unicef ha dato il via a una fase pilota di sperimentazione della misura, che durerà fino al 2022, in sette paesi membri, tra i quali c’è l’ItaliaGli altri sono Croazia, Bulgaria, Grecia, Spagna, Germania e Lituania., per arrivare, al termine del percorso ad elaborare possibili modelli per gli Stati membri dell’Unione Europea.

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