Professioni sociali

L’abilitazione alla professione di assistente sociale

Abilitare un professionista: ruoli e responsabilità

Alla professione dell’assistente sociale, riconosciuta giuridicamente come ordinata con la l. 23 marzo 1993, n. 84, si può accedere solo dopo aver conseguito l’abilitazione attraverso il superamento dell’esame di Stato.

L’acquisizione, la certificazione e la costante qualificazione delle competenze necessarie all’esercizio della professione sono affidate formalmente, con ruoli e tempi differenti, all’accademia per la formazione di base e all’Ordine professionale per la formazione continua; le due istituzioni condividono, fra le altre, anche le funzioni inerenti il processo dell’abilitazione all’esercizio della professione.

Il percorso universitario, l’abilitazione professionale e la formazione continua si collocano in un continuum che, pur nelle rispettive differenze e specificità, corrisponde a un’idea di professione in costante divenire, non per provvisorietà ma perché interagisce costantemente con l’evoluzione della società della quale è espressione: società che nella propria caratteristica generativa, attraverso la ricerca e la produzione dei saperi, elabora nuove visioni di se stessa, nuove soluzioni ai propri problemi.

L’esame di Stato rappresenta una verifica che va oltre l’accertamento delle conoscenze teoriche e metodologiche acquisite nel percorso universitario: richiede preparazione e approccio allo studio finalizzati a dimostrare di aver maturato una dimensione professionale specifica, eticamente orientata, e la capacità di integrare in essa le conoscenze e le esperienze frutto del percorso formativo.

L’esame di abilitazione, pur differenziandosi da altre forme di accertamento della competenza o a carattere selettivo (esami disciplinari, di laurea, concorso), deve essere quindi analizzato anche in relazione agli altri elementi del continuum.

 

L’esame di Stato

Per quanto riguarda lo svolgimento degli esami di Stato, possiamo notare come la composizione delle commissioni esaminatrici rifletta la condivisione della responsabilità nel certificare l’acquisizione delle necessarie competenze professionali; i commissari sono infatti scelti dall’università tra i docenti di ruolo e a contratto e, nell’ambito della professione, tra chi dispone di specifici requisiti, come anzianità di servizio e titoli. Ciascun Ordine regionale comunica al Ministero dell’Università i nominativi che compongono le terne per ciascuna categoria, tra le quali il Ministero sceglierà i quattro commissari e il docente che presiederà la commissione per ogni sede universitaria titolata allo svolgimento delle proveLe sedi autorizzate sono attualmente 32. Non tutte le università, sede di corsi di laurea nelle discipline del servizio sociale, sono anche sede di esami di Stato. (MIUR Ordinanza ministeriale n. 5 del 2019).

La sede dell’esame di Stato è quindi l’Università, che in collaborazione con l’Ordine ha il compito di accertare il possesso delle competenze di professionisti […] accomunati da valori e conoscenze specifiche nel perseguire l’interesse comune, la crescita e la coesione della società”Giacconi B., Bonifazi L., (2016) L’assistente sociale e l’assistente sociale specialista, Maggioli editore, Santarcangelo di Romagna.

L’Ordine nazionale, con l’intento di rendere quanto più possibile omogenei i criteri di reclutamento e di preparazione dei commissari e quindi meno difforme l’approccio alla conduzione delle prove, nel 2015 ha condiviso con i Consigli regionali le Linee d’indirizzo sugli esami di Stato, anche con il progetto di  costruire un sistema di monitoraggio degli esiti delle prove e valutare il grado di acquisizione delle competenze necessarie per l’esercizio della professione, anche in relazione alla formazione universitaria.

 

La ricerca sugli esiti degli esami di Stato: risultati parziali e nuove domande di ricerca

È necessario premettere alcuni elementi che hanno orientato l’interesse del CNOAS ad approfondire il tema:

  1. all’esame di Stato sezione A può accedere chi è in possesso della Laurea Magistrale LM87 (Servizio sociale e politiche sociali) mentre per la sezione B occorre aver conseguito almeno la Laurea Triennale L39 (Servizio sociale). Chi consegue l’abilitazione all’esercizio della professione con la possibilità di iscriversi nella sez. A dell’Albo, esercita anche le funzioni previste per la sez. B pur non avendo conseguito analoga abilitazione per tale sezione.
  2. a seguito della riforma dell’ordinamento universitario (D. MIUR 270/2004), è possibile iscriversi a corsi di laurea magistrale senza alcun debito, pur se in possesso di laurea triennale appartenente a una filiera di studi differente: in concreto si può accedere al corso di laurea magistrale in Servizio sociale e Politiche sociali (classe LM87) da qualsiasi laurea triennale, conseguire la laurea magistrale, con essa sostenere l’esame di Stato e conseguire l’abilitazione per l’iscrizione alla sez. A dell’Albo professionale, quindi esercitare anche le funzioni previste per la sez. B (che sostanzialmente riguardano la relazione d’aiuto, il lavoro con le persone, i gruppi e la comunità) senza aver mai approfondito né dal punto di vista teorico, né attraverso la pratica prevista nel corso triennale dal tirocinio professionalizzante, le conoscenze e competenze richieste.
  3. solo alcune università richiedono, prima dell’iscrizione alla magistrale LM 87, per chi non ha la laurea L39, il conseguimento di crediti formativi relativi alle discipline di indirizzo e al tirocinio.
  4. i candidati possono presentare istanza ai fini dell’ammissione all’Esame di Stato in una qualsiasi delle sedi universitarie autorizzate, quindi non c’è continuità tra la sede della formazione accademica e quella della certificazione delle competenze.
  5. il sistema di rilevazione degli esiti degli esami di Stato non risulta sufficientemente agevole per approfondire elementi di qualità e connessioni con la formazione accademica e i dati meramente quantitativi, rintracciabili dai siti ufficiali, segnalano una percentuale di esiti negativi fra le più alte nel panorama delle professioni regolamentate.
  6. la formazione universitaria è caratterizzata a livello nazionale da una significativa disomogeneità per una serie di elementi: il dipartimento di afferenza, la docenza delle discipline di indirizzo (affidate a docenti a contratto, a pochissimi docenti di ruolo studiosi della disciplina, a docenti senza un profilo specifico), lo spazio e l’organizzazione delle attività di tirocinio, l’obbligatorietà della frequenza delle lezioni, la presenza o meno di numero programmato e il numero degli ammessi a ogni ciclo.

Sulla base di queste evidenze e in virtù del proprio ruolo, il Consiglio nazionale (CNOAS)ha avviato da alcuni anni un approfondimento di queste tematiche anche attraverso alcune ricerche condotte con la collaborazione di studenti dei corsi magistrali dell’Università degli Studi di Roma Tre, per la costruzione e l’aggiornamento di un data base dei corsi di laurea triennale e magistraleHanno collaborato con ricerche successive, dal 2014 al 2017, la dott.ssa Bruna La Torre, la dott.ssa Valentina Di Legge, la dott.ssa Laura Natale., e con l’Università di Parma per una prima analisi degli esiti degli esami di StatoA questo lavoro ha collaborato la dott.ssa Maria Stella Colacchio.

La ricerca si è posta l’obiettivo di monitorare l’andamento degli esami di abilitazione nell’anno 2017 e di comprendere le difficoltà legate agli esiti negativi, coinvolgendo gli iscrittiIl coinvolgimento è avvenuto attraverso una call pubblicata sulla pagina web del CNOAS. all’Albo e, quali testimoni privilegiati, tre commissari d’esame dell’Università di Bologna: due docenti universitari e un assistente sociale. I dati relativi agli esiti degli esami di Stato di entrambe le sezioni dell’Albo sono stati raccolti sui siti ufficiali delle università.

Particolare attenzione è stata posta alle prove d’esame e al loro superamento: lo studio delle tracce delle prove scritte ha permesso, infatti, di definire le aree tematiche scelte per accertare la preparazione di base del candidato e di comprendere le aree di conoscenza in cui i candidati hanno manifestato maggiori difficoltà. Tale analisi è stata integrata parzialmente dalle schede di valutazione sull’andamento della sessione d’esame compilate dai commissari d’esame nominati dagli Ordini regionali, su indicazione del CNOAS.

Sulla base dei primi risultati è stato costruito un questionario comprensivo di domande aperte e di domande chiuse, sottoposto a tutti gli iscritti all’Albo unico. Con lo stesso criterio è stata costruita la griglia dell’intervista che ha avuto lo scopo di cogliere il punto di vista dei commissari su come gli studenti si approccino alle varie prove, sui criteri di valutazione e sull’adeguatezza dei percorsi universitari.

I dati raccolti sono parziali, rispetto sia alla dimensione quantitativa (quelli sugli esiti si riferiscono a dodici università su trentadue) sia alla possibilità di approfondire la dimensione qualitativa (oltre alle interviste ai tre commissari, erano a disposizione un numero irrilevante di schede di valutazione inviate dagli Ordini regionali). Al questionario online, hanno risposto 2762 (su circa 44.000) assistenti sociali, in prevalenza di sesso femminile (91%, in linea con la percentuale del totale degli iscritti), provenienti da tutte le regioni italiane, pur se in maggioranza da Lombardia, Veneto e Puglia (dato non in correlazione con gli iscritti delle singole regioni).

Per quanto riguarda le classi di età, il 35% di chi ha risposto è tra i 25 e i 30 anni, quindi presumibilmente ha sostenuto l’esame di Stato in epoca recente; un altro 41% si trova tra i 31 e 40 anni, meno di un quarto dei rispondenti ha più di 40 anni. Il 69% è iscritto alla sez. B dell’Albo.

In merito agli esiti conseguiti, i candidati per la sezione A sono abilitati alla prima sessione per il 69%, mentre quelli per la sezione B hanno successo per il 61%.

Complessivamente il 79% ha sostenuto l’esame una sola volta, l’11% due volte, il 10% tre o più volte. Il 21% dei rispondenti non ha conseguito il titolo di studio triennale corrispondente e quindi è compreso nel 31% che dichiara di essere iscritto alla sez. A. Quest’ultimo dato dovrebbe essere approfondito in relazione alla provenienza degli iscritti da corsi di laurea magistrale che richiedevano o meno l’integrazione delle discipline di indirizzo e del tirocinio.

Gli intervistati che si dichiarano completamente soddisfatti del percorso di studi compiuto, sono il 17% dei rispondenti. Il 52% è abbastanza soddisfatto mentre il 31% poco o per nulla.

Correlando il grado di soddisfazione circa il percorso di studi compiuto al numero di volte nelle quali è stato ripetuto l’esame, la valutazione si modifica leggermente:

 

Altro elemento da approfondire riguarda le aspettative sottese alla scelta di svolgere l’esame in una sede differente da quella dove si è conseguito il titolo di studio.

Sarebbe interessante, inoltre, poter disporre delle valutazioni dei commissari, in relazione alla prova risultata responsabile della “caduta”: per quanto riguarda la sezione A, la maggiore incidenza di esito negativo è nella seconda prova scritta; per la sezione B, l’esame nella prima.

Complessivamente le prove scritte risultano incidere sull’esito negativo più della prova orale, dove la caduta è al 7% per la sezione A, al 5% per la sezione B.

Correlando le fragilità espresse nella sezione A (prova su competenze progettuali, di ricerca e di lavoro di comunità) alle opinioni degli intervistati circa la preparazione accademica, è interessante notare che la maggior parte di loro ritiene necessario integrare le conoscenze relative alla progettazione e valutazione delle politiche di welfare, dei servizi e degli interventi, alla programmazione e gestione dei servizi.

Altri dati interessanti riguardano il grado di soddisfazione complessiva e l’esigenza di integrazione di alcune discipline: le maggiori opzioni vanno verso quelle di servizio sociale e giuridiche.

 

Aree disciplinari  Soddisfatto Abbastanza soddisfatto Poco soddisfatto  Non soddisfatto
area di servizio sociale 38% 45% 62% 64%
area giuridica 20% 25% 22% 14%

 

La valutazione di quali contenuti disciplinari dovrebbero essere integrate in relazione alla performance negli esami di Stato è chiaramente orientata dalla tipologia delle prove: ad esempio, se la conoscenza della storia del servizio sociale o le competenze psicologiche o di ricerca non sono argomento d’esame, è comprensibile che non siano avvertite carenze in queste discipline.

Ulteriori ricerche potranno approfondire, attraverso la rilevazione di dati più completi sull’universo di interesse, elementi relativi a offerta formativa, esiti degli esami di Stato, contenuti delle prove, valutazioni dei commissari, titoli universitari di accesso.

Commenti

Oltre agli interessanti approfondimenti già suggeriti, penso che ne servirebbe anche un altro volto ad affrontare il “survivorship bias”: se ci si concentra solo su chi è iscritto all’albo e ha dunque passato l’esame, si perdono proprio i profili più deboli. Quelli, insomma, che si sono laureati ma non sono mai riusciti a superare l’esame. Le loro competenze sono plausibilmente più carenti di quelli che ce l’hanno fatta e dunque servirebbe indagare anche loro per capire dove i corsi di laurea difettano rispetto ai desiderata delle Commissioni di valutazione.

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Grazie per l’attenzione e per il suggerimento. Lo terremo in considerazione. Non sarà semplice raggiungere chi non è iscritto, ma in effetti questo approfondimento potrebbe fornire interessanti indicazioni anche in merito a chi rinuncia alla professione.

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Penso che un feedback interessante potrebbe emergere intervistando gli Assistenti sociali che collaborano con le Università come supervisori.

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Concordo, i supervisori hanno un punto di osservazione prezioso rispetto al percorso di formazione dei futuri assistenti sociali. E sono sempre più convinta che i differenti momenti del percorso di professionalizzazione devo essere molto più connessi e dialoganti.
Grazie per l’interesse e per l’input!

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