L’Agricoltura Sociale nelle Marche: risultati raggiunti e nuove strade


Angela Genova | 13 Febbraio 2019

L’agricoltura sociale è un tema di crescente interesse, posto al centro di diverse agende di policy a livello europeo, nazionale e regionale (Di Iacovo, 2011, Giarè et al. 2017; Senni, 2013; Cirulli, 2011; European Commission, 2013). Un’area di potenziale innovazione sulla quale confluiscono mondi e linguaggi diversi (Genova, 2017): da una parte la multifunzionalità dell’azienda agricola con l’obiettivo di potenziare il suo reddito e permettere la sua sostenibilità, dall’altra la necessità di ricercare risposte nuove a bisogni sociali sempre più marcati, in una società caratterizzata da crescente povertà e disuguaglianze. Esigenze entrambe chiare, forti e legittime che pongono a confronto due aree di policy e realtà organizzative strutturalmente diverse ma accomunate da elementi di debolezza e povertà.

 

Il sistema produttivo agricolo italiano fatica a rimanere competitivo in un’arena globale spietata, mentre il sistema dei servizi sociali ha consolidato una sua frammentazione, settorializzazione e diversificazione regionale che lo pone in una posizione subordinata alle politiche sanitarie e pensionistiche. Ma due debolezze fanno una forza?1 Questa è una sfida.

 

Al di là di un contesto regolativo nazionale (L141/2015), ancora una volta sono le Regioni le vere protagoniste dei processi di sviluppo dell’agricoltura sociale (Papaleo, 2016). Le iniziative di agricoltura sociale trovano, infatti, un sostegno economico nei piani di sviluppo rurale regionali, finanziati dall’Unione Europea. Questi, da solo pochi anni, si stanno confrontando con risorse potenzialmente orientate al settore sociale e, proprio per questo motivo, alcuni piani di sviluppo rurale regionale sembrano ancor timidi o piuttosto diffidenti, o forse semplicemente sprovveduti in merito. La programmazione di politiche di agricoltura sociale da parte dei ‘settori delle politiche per l’agricoltura’ delle Regioni implica, infatti, un dialogo e un’integrazione tra settori di policy regionali differenti, prima di tutto quello delle politiche sociali: una relazione che è troppo spesso inedita tra dirigenti impegnati in azioni diverse. Nuove politiche di agricoltura sociale possono germogliare da nuove idee ma anche e soprattutto da specifici imprenditori di policy a livello decisionale competente. Gli imprenditori di policy sono i promotori di idee e investitori di risorse, anche personali in termini relazionali.

All’interno di questo contesto la Regione Marche ha sviluppato un percorso che merita attenzione per i risultati raggiunti e per le piste di lavoro aperte da dirigenti, con una marcata sensibilità e interesse al tema, che hanno svolto il ruolo di imprenditori di policy nell’area delle politiche di sviluppo agricolo. Sui risultati già raggiunti, la Regione Marche ha deciso di investire in due specifiche area di intervento. È necessario, infatti, tenere presente che l’agricoltura sociale delinea esperienze molto diversificate al suo interno.

 

La legge nazionale n.141 del 20152  “promuove l’agricoltura sociale, quale aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole finalizzato allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, sociosanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo, allo scopo di facilitare l’accesso adeguato e uniforme alle prestazioni essenziali da garantire alle persone, alle famiglie e alle comunità locali in tutto il territorio nazionale e in particolare nelle zone rurali o svantaggiate” (Art.1).

La normativa nazionale identifica due principali attori protagonisti delle attività di agricoltura sociale: gli imprenditori agricoli e le cooperative sociali (legge 8 novembre 1991, n. 381), con un fatturato generato prevalentemente dall’esercizio delle attività agricole e, in ogni caso, superiore al 30 per cento di quello complessivo. Inoltre, delinea quattro macro aree di intervento dell’agricoltura sociale:

  • inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità, di lavoratori svantaggiati e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale. Per lavoratori svantaggiati la normativa nazionale fa un esplicito riferimento a quella europea3 ma anche a quella specifica nazionale4.
  • “prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell’agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana;
  • prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;
  • progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica” (Art.2).

La normativa nazionale delinea, quindi, una molteplicità di aree di intervento dai confini non facilmente definibili.

 

Qualche anno prima, nel 2011, la stessa Regione Marche5 ha approvato una specifica legge di settore orientata al potenziamento della multifunzionalità dell’azienda agricola e diversificazione in agricoltura, con una parte esplicitamente dedicata all’agricoltura sociale. Tra le attività di agricoltura sociale vengono delineati i servizi educativi per l’infanzia e i servizi sociali e assistenziali rivolti ad anziani, persone con disabilità e con dipendenze, traumatizzati psichici ed ex detenuti. Viene, inoltre, delineata una sotto area dei servizi socio-sanitari caratterizzata da terapie assistite con animali, con prodotti agricoli dell’azienda, ma anche con medicine naturali e non convenzionali. Si aggiunge a questi settori specifici, in sintonia con la normativa europea, un generico reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e in condizione di disagio.

Il focus su servizi per l’infanzia e per gli anziani deriva dalla scelta della Regione di supportare lo sviluppo di agri-nido e servizi per la longevità attiva.

 

A partire dal 2012, infatti, viene finanziata la sperimentazione degli agri-nido che porta alla realizzazione di 6 esperienze a livello regionale. L’impegno sul versante della costruzione di una specifica politica pubblica si orienta non solo al finanziamento delle sperimentazioni (con un finanziamento complessivo di circa 100 mila euro), ma soprattutto alla definizione di un ‘format’, di un modello teorico che delinea finalità, obiettivi e metodologie operative degli agri-nido. Uno sforzo, quindi, di carattere teorico maturato da un tavolo di lavoro formato da autorevoli organizzazioni sul versante educativo: l’Università di Macerata e a Fondazione Montessori. La politica di promozione dell’agricoltura sociale si caratterizza quindi non solo per un supporto finanziario agli agri-nido, ma anche per un impegno verso la modellizzazione dell’esperienza nei suoi aspetti  non solo teorici, ma anche operativi6.

L’altra area oggetto di specifiche politiche regionali è quella dei laboratori di longevità attiva. La strategia perseguita nel caso degli agri-nido è stata replicata con il coinvolgimento dell’INRCA (Istituto Nazionale Ricerca e Cura Anziani) e la definizione di un dettagliato documento regolativo. Il supporto economico è stato contenuto, investendo circa 35.000 euro, ma lo sforzo di modellizzazione è stato particolarmente marcato7. L’elaborazione teorica è stata articolata in merito a servizi differenti finalizzati alla socializzazione e alla riabilitazione con carattere vincolante (promozione invecchiamento attivo e scambio generazionale) o opzionale (pet-therapy, terapia orticolturale, ecc.). La qualità delle progettazioni viene garantita dal rispetto dei requisiti dettagliati in termini organizzativi e logistici, definiti a livello regionale. La modellizzazione riguarda anche i servizi di accoglienza residenziale e semiresidenziale in contesti rurali, con una esplicita attenzione al co-housing, oltre che alle attività di ‘giardino sensoriale’.

La Regione Marche ha, inoltre, elaborato specifici atti regolativi in merito agli ortoincontro (orti urbani e nelle scuole) e all’attività di inserimento lavorativo di persone in esecuzione penale o ex detenuti nel settore, ma su questi temi non sono state sviluppate delle specifiche modellizzazioni.

 

A fronte di questi risultati, già raggiunti nel territorio regionale, si sta delineando una ulteriore area di sviluppo dell’agricoltura sociale. Uno dei GAL, con l’approvazione della Regione, ha infatti avviato un progetto finalizzato all’esplorazione delle altre aree dell’agricoltura sociale attraverso un processo partecipato. L’obiettivo è quello di arrivare a una proposta di modellizzazione che parta dalle esperienze e dagli interessi concreti dei veri stakeholders: i gestori delle aziende agricole e tutti gli altri attori sociali del territorio.  Il progetto è nato, infatti, dalle esigenze espresse nella fase preparatoria del piano di sviluppo locale.  Sono stati i Coordinatori degli ambiti territoriali sociali che hanno, infatti, esplicitamente evidenziato il bisogno di nuove opportunità di inclusione sociale delle persone in condizioni di svantaggio.  Il tema è di estremo interesse in funzione dell’implementazione delle misure di contrasto alla povertà (REI) che hanno avviato nuove modalità di relazione e di integrazione tra servizi sociali territoriali e Centri per l’impiego.

A livello di GAL è stato, quindi, attivato un tavolo tecnico di lavoro costituito dai rappresentanti delle associazioni di categoria degli agricoltori, i coordinatori degli ambiti territoriali sociali, i responsabili dei centri per l’impiego e, sul versante dei servizi sanitari e sociosanitari: i direttori dei dipartimenti di salute mentale, dipendenze patologiche, prevenzione, oltre ai direttori dei distretti sanitari. Al tavolo partecipano anche i rappresentanti del mondo della cooperazione sociale, del terzo settore e del sindacato.

I lavori si concluderanno entro la primavera ed il percorso avviato sta suscitando ampia partecipazione e interesse. L’area dell’inserimento delle persone in condizione di svantaggio e delle persone disabili è il tema di interesse prioritario del tavolo.

 

Riuscirà il territorio del GAL a costruire una propria strada per l’inclusione delle persone svantaggiate e disabili, valorizzando tutti i benefici materiali e immateriali delle aziende agricole presenti nel territorio? Riusciranno i rappresentanti del sociale, dei centri per l’impiego, della sanità, del terzo settore, del sindacato a costruire un linguaggio comune con i rappresentanti delle associazioni di categorie degli agricoltori, quale presupposto alla sperimentazione di esperienze di agricoltura sociale e come tale strumento di sviluppo rurale sociale?

Muovendo dalle esperienze già maturate a livello nazionale ed europeo, il tavolo si confronterà per arrivare a una proposta di modellizzazione, consapevole che più che un modello teorico, il principale risultato sarà quello di aver posto attori diversi in relazione tra loro per avviare percorsi di conoscenza reciproca e progettazioni di possibili sperimentazioni.

  1. Grazie a Danilo Marchionni della Cooperativa Agricola Sociale Terra, nella provincia di Pesaro Urbino.
  2. L. 18 agosto 2015, n. 141 (1). Disposizioni in materia di agricoltura sociale.
  3. Ai sensi dell’articolo 2, numeri 3) e 4), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014
  4. Art. 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni
  5. Legge Regionale 14 novembre 2011, n. 21 Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell’azienda agricola e diversificazione in agricoltura
  6. DGR 33 del 16/01/2012; DGR 183 del 24/02/2014; DGR 722 del 24 maggio 2011 ‘Modello Agrinido di Qualità di Regione Marche’
  7. DGR 336 del 18 aprile 2016 ‘Modello del Laboratorio di Longevità Attiva in ambito rurale della Regione Marche’.