Povertà e disuguaglianze

L’attuazione del Reddito di Cittadinanza

L'esperienza del territorio del Rhodense

Organizzazione del servizio sociale ed equipe multidisciplinare

L’introduzione del Reddito di Cittadinanza sul territorio del Rhodense ha consentito di integrare il sistema di gestione delle misure di contrasto alla povertà strutturato in precedenza, dapprima con il SIA – Sostegno Inclusione Attiva – e successivamente consolidatosi con il REI – Reddito di Inclusione. Nel gennaio 2017 è stata istituita a livello d’Ambito l’Équipe Valutativa Multidisciplinare (EVM) coordinata da un assistente sociale in organico a Sercop e costituita, nella sua composizione “permanente” da diversi professionisti, in particolare:

  • un assistente sociale;
  • due operatori esperti in materia di servizi per l’impiego;
  • un operatore esperto in materia di servizi per l’abitare;
  • un educatore finanziario;
  • un educatore professionale;
  • un impiegato amministrativo.

 

L’EVM è nata, in linea con quanto previsto dalla normativa, con la finalità di valutare la multidimensionalità del bisogno dei nuclei famigliari beneficiari delle misure di contrasto alla povertà e rispondere in maniera efficace alle esigenze di questi ultimi. A tal proposito si possono citare quali attività principali dell’EVM:

  • l’individuazione ed il coordinamento dei componenti “non permanenti” dell’équipe in relazione alle specificità rilevate nel processo valutativo delle situazioni famigliari;
  • la realizzazione della micro-progettazione degli interventi rivolti alla famiglia o ai suoi componenti e l’individuazione delle azioni che questi si impegnano a compiere;
  • il coordinamento delle comunicazioni e delle attività tra tutti gli operatori convolti nella progettazione;
  • il monitoraggio periodico della realizzazione operativa del programma per tutta la sua durata;
  • la rilevazione dei bisogni sull’Ambito ai fini della programmazione zonale.

 

La misura del Reddito di Cittadinanza ed il Fondo ad essa dedicato hanno consentito all’Ambito di investire sul rafforzamento dei servizi sociali, ampliando l’EVM con l’assunzione di sei case manager, e sugli interventi di sostegno in favore dei nuclei famigliari in condizione di povertà.

L’équipe dedicata alla gestione della misura (équipe RDC), attiva dall’aprile 2019, opera dislocata nelle sedi dei nove comuni dell’Ambito al fine di favorire l’accesso dell’utenza al servizio e la prossimità del case manager alla rete dei servizi ed associazioni territoriali. Inoltre, la condivisione con il servizio sociale comunale delle progettualità attivate dai case manager tutela la continuità dei Patti di Inclusione Sociale (PaIS) sottoscritti, una volta terminata la percezione del beneficio economico, anche in merito agli interventi di sostegno attivati e che necessitano di essere poi sostenuti economicamente dai Comuni.

 

Accanto al modello sopra descritto, che vede i case manager dell’équipe RDC impiegati nella presa in carico di tutti i nuclei beneficiari della misura, si affianca un altro modello in sperimentazione su due comuni dell’Ambito Rhodense. In questi ultimi i beneficiari di Reddito di Cittadinanza già conosciuti al servizio sociale comunale sottoscrivono il PaIS con l’operatore del comune già titolare della presa in carico, mentre i case manager dell’équipe RDC si dedicano alle persone che non hanno una presa in carico sociale attiva. In considerazione del progressivo aumento di beneficiari, registrato dall’avvio della misura ad oggi, non si esclude che tale modello possa essere adottato anche in altri Comuni.

 

Come cambia il lavoro sociale con la pandemia

L’emergenza sanitaria da Covid-19 oltre ad avere introdotto cambiamenti significativi nelle vite di ciascuno ha anche inciso sulla routine lavorativa degli operatori dei servizi. Gli assistenti sociali, per definizione professionale orientati all’interazione ed alla costruzione di relazioni, a seguito delle chiusure e delle limitazioni di accesso alle sedi comunali hanno iniziato a sperimentare lo smart-working. L’utilizzo di tale strumento con l’utenza ha suscitato reazioni diverse in relazione all’età ed alla cultura, ed allo stesso tempo ha messo in luce situazioni di disuguaglianza sociale: non tutti sono in possesso di un PC, di una connessione internet o di uno smart-phone per effettuare un colloquio da remoto.

L’équipe RDC ha beneficiato in misura diversa di questa modalità di lavoro in quanto ogni operatore ha seguito le indicazioni del comune di assegnazione. L’équipe si è comunque sempre riunita regolarmente online al fine di valutare situazioni, condividere buone prassi di lavoro, aggiornamenti normativi e sostegno. Va sottolineato, infatti, che soprattutto i primi mesi della pandemia hanno determinato una forte situazione di stress per gli operatori sociali impegnati in prima linea nel supporto delle famiglie disorientate, impaurite e con necessità di aiuti volti al soddisfacimento di “bisogni primari”. Molti operatori dell’équipe RDC hanno inizialmente supportato i colleghi dei comuni impegnati nelle COC e nell’erogazione dei sostegni messi a disposizione dal Governo a seguito della pandemia.

L’équipe RDC ha inoltre intercettato diverse situazioni di bisogno grazie alla Piattaforma GePI. Gli operatori sono riusciti a mettersi in contatto con quei nuclei famigliari che, seppur non tenuti agli obblighi previsti dalla normativa, hanno comunque beneficiato dei sostegni messi a disposizione per l’emergenza sanitaria.

Sebbene l’équipe nella sua composizione mono-professionale abbia sentito maggiormente l’esigenza di riunirsi dall’inizio dell’emergenza ad oggi, l’EVM invece si è riunita di rado in occasione dell’avvio di nuove progettazioni. Di fatto, ancora oggi, molte progettazioni stanno vivendo una condizione di “stallo” (sospensione di tirocini lavorativi, impossibilità di procedere con taluni accertamenti sanitari etc.). Rispetto all’ordinario lavoro dell’EVM rimane la criticità del coinvolgimento dei Servizi specialistici esterni all’Azienda, faticoso ed ostacolato da questioni di natura burocratica e strutturale.

 

Reddito di Cittadinanza: bisogni prevalenti e primi esiti

Al dicembre 2020 risultano 1.844 i nuclei beneficiari di Reddito e Pensione di Cittadinanza sul Rhodense, circa il 2,5% sul totale dei nuclei residenti. Escluse le Pensioni di Cittadinanza, i nuclei famigliari assegnati ai servizi sociali superano del doppio quelli assegnati ai Centri per l’Impiego. Questo dato è indicativo rispetto ad una prima lettura dei bisogni dei beneficiari sul territorio. È bene però sottolineare come tale lettura possa considerarsi parziale in quanto l’avvio dell’uso della Piattaforma GePI, risalente agli ultimi mesi del 2019, in aggiunta alla sospensione delle condizionalità relativa agli obblighi dei beneficiari della misura per il periodo marzo-luglio in ordine all’avvento della pandemia, ha inficiato la possibilità di intercettare tutti i beneficiari del territorio.

Ad oggi, i nuclei beneficiari di Reddito di Cittadinanza intercettati presentano in gran parte bisogni complessi, ovvero situazioni in cui la simultanea presenza di problematiche di diversa natura determina la situazione di povertà. Il bisogno lavorativo è presente nella quasi totalità delle situazioni: assente, insufficiente a garantire la sussistenza del nucleo famigliare, inaccessibile per persone valutate come “incollocabili” dai servizi competenti in materia. Il lavoro è un nodo centrale che tocca trasversalmente i nuclei incidendo ovviamente anche sulla situazione abitativa. La risposta al bisogno lavorativo in questo primo periodo di sperimentazione della misura è stato parziale a causa della mancata interoperabilità tra le piattaforme GePI e MyANPAL che non ha permesso agli utenti dei servizi sociali di accedere alla presa in carico offerta dai navigator. A tal proposito si segnala inoltre la valutata inaccessibilità/difficoltà di accesso di determinati soggetti al mondo del lavoro in ragione dell’età o di problematiche sanitarie incompatibili con lo stesso.

 

L’emergenza sanitaria in corso ha determinato il degenerare di situazioni in bilico compromettendo anche la situazione abitativa di molti nuclei famigliari davanti alla quale, il servizio sociale, rischia di rimanere disarmato: i progetti di housing attivi sul territorio sono ormai saturi, così come le strutture di prima accoglienza e bassa soglia. In assenza di politiche abitative accessibili a questa fascia di utenza si rischia di “stabilizzare” le permanenze in questi progetti, che per definizione dovrebbero essere temporanei, e comunque finalizzati ad un accompagnamento verso l’autonomia, precludendo ad altri di potervi accedere. Va da sé che la crisi inerente al mondo del lavoro ha contributo al protrarsi di molti progetti di housing attivati, dunque sarebbe auspicabile un intervento parallelo su entrambi i fronti.

 

Accanto alle problematiche abitative e lavorative, si rilevano in alta percentuale problematiche educative e sanitarie. Il sostegno dell’educatore professionale è stato attivato nella maggior parte dei casi in nuclei famigliari con problematiche socio-economiche, in favore di minori in carico al servizio di Neuropsichiatria Infantile in un’ottica prevalentemente preventiva; rispetto a tali nuclei si fa presente infatti che il numero delle famiglie in carico al servizio Tutela Minori è esiguo.

Sebbene i bisogni preminenti dei beneficiari RDC siano inerenti alla sfera economico-educativa, il minimo comune denominatore di molte situazioni rilevato ad oggi che è quello della solitudine e della mancanza di legami sociali. Dunque, oltre agli interventi attivati a valere sul Fondo povertà, costituiti in misura maggiore da progetti di housing sociale, tirocini lavorativi ed interventi educativi domiciliari in favore di minori, si segnala la necessità di consolidare la collaborazione con il tessuto territoriale del terzo e del quarto settore ai fini di implementare sempre di più la ri-costruzione dei legami sociali.

Rispetto ai PaIS attivati, si sottolinea che nessuno di questi si è concluso con il raggiungimento della fuoriuscita dalla condizione di bisogno del nucleo famigliare. Tale dato si può leggere tenendo in considerazione i seguenti aspetti:

  • ad oggi non sono stati intercettati tutti i beneficiari di RDC e tra quelli in carico vi sono fragilità profondamente radicate tali da porre l’autonomia come un obiettivo a lungo termine;
  • l’avvento dell’emergenza sanitaria, ancora in essere, ha rallentato l’avanzamento dei progetti avviati;
  • il cambiamento introdotto dal RDC (avviato con il SIA e con il REI) è anzitutto un cambiamento culturale che si scontra spesso con la cultura dell’utenza “cronica” dei servizi sociali.

 

Al di là della singola casistica, i primi diciotto mesi di attuazione della misura hanno evidenziato come il percorso di fuoriuscita dalla condizione di povertà non può dipendere dalle sole forze dei nuclei famigliari e dei servizi sociali: è necessario un intervento più ampio di sistema che veda l’attivazione di politiche abitative innovative e il maggior coinvolgimento della comunità, soprattutto in considerazione del periodo storico che il Paese sta attraversando e delle conseguenze previste.

 

Progetti Utili alla Collettività: a che punto siamo

In linea con le esigenze rilevate a livello locale, il territorio Rhodense ha attivato i Progetti Utili alla Collettività (PUC), gestiti dai Comuni. Ad oggi solo alcuni Comuni dell’Ambito si sono dedicati alla loro realizzazione in ambito sociale, culturale, tutela dei beni comuni.

A seguito del loro recente avvio si ritiene prematuro esprimersi sui risultati; certamente si può affermare che il processo di attivazione ha evidenziato la necessità di collaborazione tra il case manager, che conosce i soggetti nelle loro risorse e fragilità ed il responsabile comunale dei PUC, e le figure a vario titolo coinvolte nella gestione del RDC. Tale processo, così come quanto sopra esposto in merito a ciò che si è verificato nei servizi sociali in occasione dell’avvento dell’emergenza sanitaria, ha confermato l’efficacia della scelta di individuare come sede di lavoro del case manager dedicato al RDC quella del Comune il quale, in ogni caso, rimane sempre l’istituzione più vicina al cittadino.

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