Terzo settore

Le iniziative di prossimità, tra protagonismo, creatività (e criticità)

La Biennale della Prossimità, dopo Genova nel 2015 e Bologna nel 2017, ha realizzato nel maggio 2019 la terza edizione a Taranto e si è caratterizzata per essere quest’anno non solo luogo di incontro tra chi opera in iniziative di prossimità, ma anche di approfondimento culturale; a questo ha contribuito un’Area ricerca, già attiva nelle precedenti edizioni e rafforzatasi in vista dell’appuntamento di Taranto, che a partire dallo studio e dall’analisi di casi concreti, ha estratto ragionamenti e indicazioni su caratteristiche, sfide e questioni aperte degli interventi di prossimità.

In questa sede si proporranno riflessioni principalmente sugli interventi che riguardano l’ambito del welfare (“welfare generativo di prossimità”, secondo la terminologia già utilizzata nella procedente ricerca), anche se va ricordato che gli interventi di prossimità investono ambiti più ampi.

 

Il primo passaggio è stato quello di individuare dei criteri per delimitare il fenomeno che sono stati così definiti:

  1. si tratta di interventi che affrontano bisogni sociali e aspirazioni, migliorando così la qualità della vita dei cittadini;
  2. i cittadini sono co-protagonisti degli interventi, assumendosi responsabilità diretta nella loro realizzazione;
  3. gli interventi prevedono la collaborazione tra diversi attori (cittadini, singoli e organizzati, imprese profit e non profit, enti pubblici);
  4. sono di norma realizzati in un ambito territoriale limitato e circoscritto (senza che questo pregiudichi la trasferibilità).

Tali criteri sono stati alla base due anni fa della definizione di un Panel di 100 organizzazioni diffuse su tutto il territorio nazionale, che sono state protagoniste di una prima indagine dove si è messo in evidenza come il welfare di prossimità sia un “welfare di vicinanza” perché crea relazioni con l’utente che viene vissuto come partner nell’erogazione del servizio. L’utente diventa persona beneficiaria essa stessa co-protagonista nel contribuire alla risposta al bisogno, insieme al coinvolgimento di una molteplicità di attori (enti pubblici, altre organizzazioni e imprese, cittadini, famiglie e rete relazionale dei beneficiari). La vicinanza garantisce capacità di ascolto e diventa generatrice di prossimità, con la creazione di scambi ad alta intensità relazionale tra tutti gli attori coinvolti.

Al tempo stesso è emerso una potenziale fragilità di questi interventi, che spesso paiono essere frutto di circostanze molto particolari nello spazio e nel tempo e che, rischiando pertanto di esaurirsi in tempi relativamente brevi, spesso disperdendo tra l’altro il patrimonio di conoscenza ed esperienza generato.

 

A partire da queste prime evidenze, nell’edizione 2019 si è strutturato, parallelamente al percorso della Biennale della Prossimità, un programma di ricerca che ha previsto:

  • una analisi desk, con il censimento di 250 esperienze di prossimità in Italia (anno 2018), prevalentemente attraverso il ricorso a fonti online;
  • una analisi qualitativa con la realizzazione di 20 studi di caso attraverso colloqui in profondità con i rappresentanti di casi di welfare di prossimità selezionati partire dalle 250 esperienze censite (fine 2018 primi mesi 2019); oltre all’esame di documentazione cartacea e online si sono realizzati colloqui in profondità con interviste della durata di 30 minuti, che si realizzano nella modalità di un colloquio libero a partire da alcuni temi predefiniti (interviste semistrutturate);
  • una analisi quantitativa definizione di un questionario strutturato organizzato in 18 item di analisi e rivolto alle organizzazioni coinvolte nelle 3 edizioni della Biennale della prossimità; tale questionario è stato somministrato tra maggio e giugno 2019 attraverso autocompilazione.

Dalla seconda linea di ricerca sopra presentata, quella degli studi di caso, si è tentato di evidenziare alcune “ricorrenze” che possono rappresentare o dei tratti caratteristici comuni o anche sfide, bivi che caratterizzano queste iniziative.

 

  • Fruitori e attori nello stesso momento. Spesso nelle iniziative di prossimità i confini tra attori e utenti/destinatari tendono a sfumare e categorie che in un sistema tradizionale di servizi si sarebbero ritrovate in ruoli diversi nelle iniziative di prossimità si ritrovano ad assommare più ruoli in uno spazio più fluido e disintermediato.
  • La reciprocità è alla base della prossimità. Nella pratica di prossimità il legame fra le persone spesso non è di tipo contrattuale, ma si basa su un sistema di scambio relazionale e di reciproci servizi, spesso realizzato su base informale.
  • La rigenerazione. La trasformazione di spazi prima degradati in luoghi di relazione, socialità e di attività aperte al territorio è uno degli ambiti più interessati per lo sviluppo di pratiche di prossimità. I luoghi catalizzano una nuova densità relazionale fra persone.
  • Permanenza o temporaneità. L’obiettivo di molte esperienze è quello di riaccendere il protagonismo di una comunità intorno a un obiettivo specifico. Una volta che questo è stato raggiunto, queste iniziative si trovano di fronte ad un bivio: o strutturarsi in forma organizzata (es. associazione) o considerare compiuto il mandato, esaurendo quindi l’esperienza. Si tratta di un passaggio tipico che molte esperienze devono affrontare e che può essere risolto nell’uno o nell’altro senso.
  • La replicabilità. La replicabilità è un tema ricorrente nelle pratiche sociali. In alcuni casi effettivamente si assiste ad una replicazione degli interventi di prossimità. Si pensi al caso delle social street, la prima delle quali è nata in Italia nel 2013 per iniziativa spontanea di un gruppo di cittadini bolognesi e che si sono radicate a pochi anni di distanza in oltre 400 esperienze in decine di Comuni italiani; o agli empori solidali, che sono sorti negli anni della crisi e che si sono moltiplicati giungendo oggi a quasi 200 unità. In altri casi si può riscontrare una replicabilità “potenziale” (nel senso che le azioni hanno caratteristiche che si prestano a essere realizzate anche altrove), senza che però le esperienze vengano effettivamente replicate in contesti diversi da quelli in cui sono nati.
  • Governance allargata e condivisa. Molti progetti si organizzano tramite assemblee pubbliche. Hanno, almeno in fase iniziale, una struttura di tipo esclusivamente orizzontale e anche in presenza di leadership non ci sono cariche elettive, ma solo proposte che vengono discusse. Il talento di tutti è valorizzato e messo al servizio dell’iniziativa.
  • La prossimità è inclusiva. La prossimità agevola una partecipazione inclusiva. Spesso le attività svolte consentono la partecipazione dei cittadini senza richiedere competenze predefinite, non vi sono procedure particolari di accesso alle iniziative se non da una richiesta di partecipazione, le regole sono stabilite “durante” la relazione fra le persone interessate.
  • Regole minime tra azione collettiva e tempi individuali. Nelle pratiche di prossimità molto spesso si sperimenta l’autogestione degli spazi. Le regole sono minime e la buona convivenza, oltre alla continuità, sono garantite dalla tipologia di pratica: collettiva, ma con tempi di partecipazione individuali.
  • La prossimità genera prossimità. In molte delle esperienze osservate, si ha l’impressione che i luoghi di prossimità si mettano a disposizione di reti sociali e quindi diventino occasione per generarne altre. Sono luoghi che presentano una larga partecipazione che si spalma nell’arco dell’intera giornata convogliando attività molto diverse e inclusive dell’aspetto ludico ricreativo che avviene molto spesso a fine serata o nel fine settimana.
  • La prossimità trasforma la resistenza in partecipazione. In tanti casi, si è visto come la prossimità generi un’evoluzione negli atteggiamenti degli attori coinvolti: inizialmente vi è una certa diffidenza e preoccupazione che generano resistenza all’iniziativa, cui segue, nei casi in cui vi è un’evoluzione positiva, una disponibilità alla partecipazione attiva e alla condivisione.
  • Prossimità come spazio di crescita con il lavoro. Vi sono casi in cui la prossimità ha come esito attività con un certo valore economico e in cui il lavoro di persone in condizione di svantaggio ed esclusione diventa uno spazio di abilitazione, riconoscimento delle proprie capacità, e luogo di relazione.
  • Valore economico e sociale procedono insieme. Uno dei punti di snodo in una iniziativa di prossimità consiste nel successo nell’equilibrare gli aspetti relativi al valore economico (quantomeno la sostenibilità dell’iniziativa) e valore sociale, senza il quale, difficilmente la prossimità si connette con la cittadinanza e quindi riesce a coinvolgere le persone.

 

La rassegna delle esperienze esaminate racconta senz’altro la ricchezza e la densità della prossimità, ponendo le basi per un confronto trasversale, che va oltre le singole esperienze osservate e che sarà arricchito nei prossimi mesi dagli indicatori quantitativi attualmente in fase di elaborazione; al tempo stesso le caratteristiche di informalità, poca strutturazione e spontaneismo sopra evidenziate possono rappresentare un elemento di fragilità che può vanificare il potenziale generativo delle esperienze di prossimità, tema sul quale è probabilmente necessario avviare un ulteriore lavoro, in parte da svolgersi anche attraverso un una comunità di apprendimento, in cui approfondire i modi in cui queste esperienze possono porsi nel momento critico in cui sono chiamate ad affrontare la sfida della sostenibilità e del consolidamento nel tempo.

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