Famiglia, infanzia e adolescenza

Lo status sociale degli insegnanti in Italia

La scuola è il posto nel quale un Paese fa il suo più importante investimento sui suoi giovani (e non solo sui giovani) e quindi sul suo futuro. La rappresentazione che spesso viene fatta in Italia attesta che la scuola italiana è fatta in gran parte di buoni insegnanti la cui bravura viene spesso azzerata nel mare magnum di una organizzazione burocratica centralizzata e antiquata. Io sono più pessimista. Le follie della gestione totalmente burocratica e centralizzata della scuola sono in tutta evidenza. Ma esse si sommano a problemi profondi che riguardano proprio il corpo insegnante, e anche la sua collocazione nel contesto sociale. Status sociale è un concetto spesso ambiguo, ma anche inevitabile.

 

Ogni professione, in ogni società, è svolta entro un contesto di tradizioni, gradi di libertà, rapporti formali e informali, vincoli. Un insieme di considerazioni che si sommano esattamente in quelle due parole ambigue ed inevitabili. Mi sono allora posto alcune domande:

  • perchè lo status sociale degli insegnanti della scuola primaria e secondaria viene in ultima posizione rispetto a tutti gli altri Paesi europei? Lo stesso vale anche per lo status sociale che si auto-attribuiscono gli stessi insegnanti;
  • come mai gli italiani (unico caso in Europa) non hanno idea di quanto sono pagati gli insegnanti? E come mai pensano che la retribuzione adatta ad un insegnante sia di molto inferiore alla retribuzione che l’insegnante percepisce?
  • nonostante questo, come mai la famiglia italiana sembra guardare con favore l’ipotesi che i propri figli (figlie soprattutto) intraprendano la carriera scolastica?

 

Per rispondere a queste domande ho raccolto informazioni per ricostruire e comparare lo status sociale degli insegnanti italiani. Una bella ricerca, molto poco nota, si è data l’obiettivo di valutare come è vista la professione di insegnante nella graduatoria di status sociale che ogni società disegna intorno alle figure che esercitano ruoli chiave. E lo ha fatto in un gran numero di Paesi. La ricerca, al momento unica nel suo campo, è frutto della collaborazione tra Varkey Foundation e l’università del Sussex. Essa costruisce una graduatoria dello status sociale degli insegnanti della scuola primaria e secondaria in ogni Paese partendo da una serie di indicatoriLa ricerca ha coinvolto in ogni Paese un campione di 1000 persone (età dai 16 ai 64 anni) cui si aggiunge un secondo campione di 200 insegnanti. In entrambe i casi la ricerca è effettuata attraverso un questionario amministrato via Web. Una prima versione è stata effettuata nel 2013 e riguardava 21 Paesi. La versione del 2018 è stata estesa a 35 Paesi..

Come per tutte le ricerche di “opinione”, i risultati vanno presi con attenzione. Il fatto che la ricerca venga effettuata solo online significa ad esempio che quel campione della popolazione rappresenta in maggior misura persone con cultura e disponibilità di tecnologia superiori alla media. E una qualche insoddisfazione deriva dal fatto che mentre il rapporto di ricerca spiega adeguatamente come è svolta la ricerca in ogni Paese, non dice molto sul modo in cui è costruito l’indice di base sullo status sociale degli insegnanti. Essa comunque tratta un argomento importante e che per la prima volta viene messo a fuoco. Per questo, e per i parecchi argomenti di indagine che essa tocca, sembra opportuno percorrerla con attenzione.

 

Gli insegnanti italiani in fondo alla graduatoria

Lo status sociale degli insegnanti italiani si colloca ad un livello molto più basso rispetto a quello di quasi tutti i 35 Paesi presi in esame. Ancor più in basso si colloca, a sorpresa, lo status sociale degli insegnanti in Israele (vedi Tavola 1, seconda colonna). Ma mentre in Israele il basso livello dello status sociale dell’insegnante nella scuola primaria e secondaria è da tempo un fatto discusso e valutato (vedi al proposito un bello studio OCDE del 2004), non risulta che lo stesso sia avvenuto od avvenga in Italia. Ce ne sarebbe bisogno.

Anche per la media degli otto Paesi Europei inclusi nella tavola l’indice di status sociale degli insegnanti non appare elevato. Esso si colloca a livello 34, in una scala da uno a 100. Ma l’indice relativo agli insegnanti italiani si colloca ad un bassissimo livello 14, seccamente meno della metà. La Cina, in forza di un confucianesimo che è sempre rimasto il collante culturale di quel Paese, assegna agli insegnanti uno status sociale elevatissimo: con un punteggio 100. La Russia viene in quarta posizione (di mezzo ci sono Malesia e Taiwan, due Paesi non inclusi nella tavola) con punteggio 64. Se, come forse è opportuno, non si vuol dare un significato eccessivo al valore assoluto del punteggio, ma si vuol fare riferimento solo al posizionamento relativo di ogni Paese nella graduatoria, il posizionamento dell’Italia è comunque al penultimo posto della classifica. (Vedi il rapporto Italia per un quadro completo dei risultati della ricerca riferita al nostro Paese).

 

Nella stessa Tavola 1, terza colonna è riportato il livello di status sociale degli insegnanti come valutato dagli stessi insegnanti e non più dalla popolazione del Paese. Ci sono non poche differenze in più o in meno tra i due. In gran parte dei Paesi in cui lo status sociale dell’insegnante percepito dalla popolazione è elevato gli insegnanti si auto-attribuiscono uno status sociale uguale o ancor più elevato (uguale in Cina, Canada, Regno Unito, più elevato in Russia, Corea, Svizzera, Turchia). In Germania e in Italia si registra uno status sociale autostimato dagli insegnanti quasi identico a quello che viene attribuito dalla popolazione del Paese. In tutti gli altri Paesi il livello di status sociale autostimato dagli insegnanti è minore (talvolta di molto, vedi Stati Uniti, Portogallo, Spagna ed Ungheria) rispetto al livello di status sociale attribuito agli insegnanti dalla popolazione. Varrebbe la pena andare più a fondo sull’argomento. Ma, ai nostri effetti, limitiamoci a registrare il fatto che anche secondo i diretti interessati, lo status sociale degli insegnanti italiani viene sempre in coda alla graduatoria: non più in penultima posizione, ma terzultima, alla pari con il Portogallo.

 

Tavola 1 – Indice di status sociale degli insegnanti
INDICE DI STATUS SOCIALE (da 1 a 100)
PAESI Popolazione 16-64 anni Autovalutazione insegnanti
CINA 100 100
RUSSIA 66 72
COREA 61 68
TURCHIA 59 67
CANADA 50 50
REGNO UNITO 47 43
SVIZZERA 43 60
STATI UNITI 40 28
FRANCIA 34 24
GERMANIA 33 36
PORTOGALLO 33 17
PAESI BASSI 32 30
SPAGNA 29 18
UNGHERIA 24 13
ITALIA 14 17
ISRAELE 7 15

Fonte: Global Teachers’ Status Index, 2018, The Varkey Foundation & Sussex University

 

Il livello di rispetto che gli alunni hanno per gli insegnanti

Uno degli elementi sui quali si basa la costruzione dell’indice di status sociale dell’insegnante è particolarmente significativo. Esso riguarda il livello di rispetto che, secondo le persone intervistate in ogni Paese, gli alunni hanno nei riguardi dei loro insegnanti. La Tavola 2 espone la graduatoria dei Paesi che si ottiene sommando la percentuale di studenti che hanno un livello elevato o abbastanza elevato di rispetto nei confronti dei loro insegnanti. La graduatoria dei Paesi nella Tavola 2 non si discosta significativamente dalle due graduatorie della Tavola 1.

Con due rilevanti eccezioni: Russia e Corea. In questi due Paesi negli ultimi 30 anni sono avvenute modifiche radicali nell’assetto sociale e nell’organizzazione dello stato. In Corea le nuove generazioni si riconoscono molto meno nel confucianesimo, dottrina che assegna un ruolo di primaria importanza proprio agli insegnanti, mentre la popolazione più adulta è portata a ritenere ancora intatto il ruolo politico e morale di quella tradizione. Nell’ex Unione Sovietica il ruolo degli insegnanti era molto elevato, soprattutto per quanto riguardava gli insegnanti di materie scientifiche o tecniche, ma quel ruolo si è eroso velocemente nel periodo successivo alla caduta del comunismo e di questo i giovani alunni hanno una percezione netta.

 

Tavola 2 – Rispetto degli studenti per i professori
PAESI RISPETTO DEGLI STUDENTI PER GLI INSEGNANTI* 2018 (%)
CINA 81
TURCHIA 49
CANADA 48
SVIZZERA 44
STATI UNITI 44
RUSSIA 38
PAESI BASSI 32
REGNO UNITO 26
GERMANIA 23
SPAGNA 23
COREA 21
FRANCIA 18
PORTOGALLO 17
ITALIA 16
UNGHERIA 11
ISRAELE 8

* Studenti che “rispettano molto o abbastanza gli insegnanti”, come riportato dagli intervistati.

Fonte: Global Teachers’ Status Index, 2018, The Varkey Foundation & Sussex University

 

La percentuale media degli studenti con un buon livello di rispetto nei confronti degli insegnanti negli altri sette Paesi europei non è elevata. Essa è pari al 26%, poco più della metà rispetto a Canada e Stati Uniti. Anche in questo caso l’Italia è nella coda quasi estrema della graduatoria, con una bassissima percentuale (16%) di studenti che hanno un buon livello di rispetto nei confronti degli insegnanti.

 

Età degli insegnanti

Un fattore può contribuire alla grande differenza degli indici di status sociale riferiti agli insegnanti italiani rispetto agli altri Paesi europei. Ed è la differenza di età del corpo insegnante. Come si vede nella Tavola 3, l’Italia è il Paese OCSE i cui insegnanti hanno di gran lunga l’età più elevata. La percentuale degli insegnanti nelle scuole primarie e secondarie che hanno un’età superiore ai 50 anni in Italia è pari al 59%, 23 punti percentuali in più rispetto alla media del 36% negli altri Paesi OCSE. La differenza è ancor più vistosa nei confronti della Francia (31 punti percentuali) e del Regno Unito (40 punti percentuali). Non si tratta solo del fatto che insegnanti in età più avanzata hanno una dimestichezza con le tecnologie informatiche inferiore a quella di molti loro alunni. Si tratta anche di una minor capacità degli insegnanti di trasmettere il contenuto del loro insegnamento su una lunghezza d’onda (linguaggio, esempi, emozioni, stile di vita ecc.) che possa trovare ascolto da parte degli studenti.

 

Tavola 3 – Età degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie
PAESI INSEGNANTI di ETÀ SUPERIORE A 50 ANNI (SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE) %
REGNO UNITO 19
CANADA 26
FRANCIA 28
BELGIO 28
STATI UNITI 30
ROMANIA 31
POLONIA 33
SPAGNA 36
SVIZZERA 36
FINLANDIA 37
SVEZIA 38
PAESI BASSI 39
PORTOGALLO 41
GERMANIA 42
AUSTRIA 45
GRECIA 48
ITALIA 59
MEDIA OCSE 36

Fonte: OCDE- Education at a glance 2019

 

Tre retribuzioni a confronto

Uno degli elementi di cui la ricerca Varkey si avvale per definire il livello di status sociale degli insegnanti in ogni Paese è il confronto tra la retribuzione effettiva degli insegnanti (dato oggettivo) con la retribuzione che gli intervistati “pensano” sia la retribuzione percepita dagli insegnanti e ancora con la retribuzione che secondo gli intervistati sarebbe quella appropriata per il lavoro che fanno gli insegnanti. Il tutto è esposto nella Tavola 4. È una tavola di grande interesse. Anche altri Paesi hanno loro specificità. Ma il Paese che più di tutti sorprende è proprio l’Italia. Nel 2018 la remunerazione di un insegnante italiano era, a parità di potere di acquisto, equivalente a 34.000 dollari l’anno, ben meno dei 65.000 dollari dell’insegnante tedesco e dei 48.000 dollari dell’insegnante spagnolo. Ma in confronto con altri Paesi non è così negativo per l’insegnante italiano. La retribuzione dell’insegnante italiano nel 2018 era praticamente allineata alla retribuzione degli insegnanti francesi e britannici (Tavola 4, colonna 2).

 

Tavola 4 – Le tre retribuzioni degli insegnanti
Retribuzione annua $ PPP (.000)
PAESI effettiva stimata ritenuta “giusta”
SVIZZERA 77 75 75
GERMANIA 65 68 70
SPAGNA 48 38 43
CANADA 44 48 50
STATI UNITI 44 42 45
PAESI BASSI 44 43 44
PORTOGALLO 36 34 34
FRANCIA 34 34 37
ITALIA 34 16 20
COREA 33 41 41
REGNO UNITO 32 38 41
GIAPPONE 31 28 37
TURCHIA 30 28 37
ISRAELE 22 22 31
UNGHERIA 16 20 27
CINA 12 19 22
RUSSIA 6 12 17

 

Ma (Tavola 4, colonna 3) gli italiani sono gli unici in Europa che “pensano” che la retribuzione degli insegnanti sia fortemente inferiore, addirittura meno della metà, rispetto al suo livello reale. Fenomeno questo che non si registra in misura minimamente analoga in nessun altro Paese. Nella maggior parte degli altri Paesi la stima degli intervistati circa la retribuzione degli insegnanti è abbastanza allineata alla retribuzione reale, con una differenza significativa al ribasso solo in Spagna (retribuzione reale 48.000 dollari, retribuzione stimata 38.000 dollari) e forti differenze al rialzo in Corea, Cina e Russia.

 

Più sorprendente ancora è il fatto che gli italiani sono (Tavola 4, colonna 4) gli unici a ritenere che la retribuzione “adeguata per un insegnante” sia del 40 per cento inferiore alla sua effettiva retribuzione attuale (anche se del 25% superiore alla bassissima retribuzione stimata). Se si ignora la Spagna (dove la differenza in meno tra la retribuzione ritenuta “adeguata” è inferiore a quella reale del 10%) in tutti gli altri Paesi la retribuzione ritenuta “giusta” è di fatto uguale o superiore a quella effettiva. L’eccezione italiana appare vistosa: ed è stata di sicuro un elemento determinante per l’attribuzione di un livello di status sociale molto basso agli insegnanti italiani.

 

L’anomalia italiana non termina qui. Come si è visto, la percezione degli intervistati italiani è che gli insegnanti siano pagati pochissimo, che debbano essere pagati un pò di più, ma comunque molto meno di quanto sono di fatto pagati. Eppure l’Italia è un Paese in cui una percentuale relativamente elevata di famiglie vede in modo positivo l’ipotesi che i loro figli (soprattutto figlie) intraprendano la carriera di insegnante. Come si vede nella Tavola 5, la percentuale attribuita all’Italia è inferiore a quella della Svizzera e della Spagna ma supera quella di Francia, Paesi Bassi, Germania e Regno Unito, tutti Paesi con un indice di status sociale dell’insegnante ben superiore a quello italiano.

Il rapporto Varkey non cerca di spiegare la contraddizione tra questo relativo gradimento nei confronti della carriera scolastica e il basso livello di prestigio sociale che circonda in Italia la professione dell’insegnante. Sono due le possibili spiegazioni:

  • la professione di insegnante nella scuola primaria e secondaria si esercita con una durata del lavoro (ore giornaliere e giorni all’anno) che non hanno l’equivalente in gran parte delle altre professioni. Questo rende la professione di insegnante particolarmente attraente nei confronti delle donne, che sono la stragrande maggioranza degli insegnanti in queste scuole (in Italia sono donne il 96% degli insegnanti della scuola primaria e il 69% nella scuola secondaria, percentuali superiori a tutti gli altri Paesi europei);
  • la professione di insegnante dava, e si spera dia ancora, adito ad un posto fisso per tutta la vita.

 

Queste due spiegazioni sono probabilmente non lontane dalla realtà. Spiegano che tipo di interesse per tanti porta alla professione di insegnante, e sono compatibili con il basso livello di status sociale degli insegnanti registrato in Italia.

 

Tavola 5 – Figli insegnanti? Perché no?
PAESI FAMIGLIE INTERESSATE ALLA PROSPETTIVA DI FIGLI INSEGNANTI* %
CINA 50
STATI UNITI 42
SPAGNA 39
CANADA 37
COREA 36
SVIZZERA 34
TURCHIA 35
ITALIA 32
FRANCIA 31
PAESI BASSI 24
REGNO UNITO 22
GERMANIA 20
PORTOGALLO 17
UNGHERIA 17
GIAPPONE 10
ISRAELE 10
RUSSIA 6

* Famiglie che sicuramente o probabilmente incoraggerebbero i propri figli a diventare insegnanti

 Fonte: Global Teachers’ Status Index, 2018, The Varkey Foundation & Sussex University

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