Persone con disabilità

Moon Climbers. Una vita adulta per le persone con disabilità intellettiva è possibile

Un giovane con disabilità che si affaccia alla vita adulta deve impegnarsi più degli altri per realizzarsi in tal senso: vivere in una casa propria, scegliere con chi vivere, frequentare l’università, avere un lavoro, avere una relazione sentimentale, ecc.

Il diritto ad essere riconosciuti come persone adulte, la possibilità di vivere in base alle proprie passioni e inclinazioni e di acquisire un ruolo “generativo” all’interno della comunità,  dovrebbe essere garantito a tutti coloro che raggiungono l’età adulta. Se parliamo però di una persona con disabilità intellettiva, da ora in poi p.c.d., il passaggio alla vita adulta non è semplice nè scontato; ciò a causa di pregiudizi ancora molto radicati, come: la visione della p.c.d. come eterna bambina, con la conseguente tendenza alla iper-protezione e la negazione della possibilità di fare errori, fondamentali per crescere; la centratura sul deficit,  piuttosto che sulle potenzialità reali; la tendenza alla negazione di una dimensione affettiva adulta e della sessualità; la visione della p.c.d. come soggetto che necessita di assistenza e non come soggetto capace di produrre, quindi di inserirsi nel mondo del lavoro.

 

Da questa istanza è nato il progetto Moon ClimbersCofinanziato dal Programma Erasmus+ dell’Unione europea: un progetto Europeo Erasmus+ KA2 di ricerca per l’innovazione nel settore educazione per adulti, attraverso il quale abbiamo elaborato e promosso un modello metodologico innovativo, efficace e riproducibile.

 

Il progetto ha avuto una durata di 32 mesi (da inizio settembre 2018 a fine maggio 2021), ha previsto l’elaborazione di 4 diverse “opere di ingegno”, tra loro strettamente correlate:

  • Training per la vita adulta;
  • Sviluppo della Peer Education nella disabilità intellettiva;
  • Il Sistema Pedagogico della Vita Operosa;
  • Studio sulla inclusione delle persone con disabilità intellettiva nell’ Università.

 

I destinatari del Training per la vita adulta (cardine di tutto il progetto) sono 45 giovani con disabilità intellettiva di grado lieve/medio lieve, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, provenienti da città dei 3 Paesi partner (Torino, Madrid e Oradea).

Nell’esperienza italiana le persone coinvolte avevano terminato il percorso scolastico (o erano in procinto di farlo). In Spagna le persone provenivano da percorsi pre-universitari allestiti dalla Fondazione Prodis in collaborazione con l’Università Autonoma di Madrid. In Romania le persone frequentavano già l’Associazione Acta Center all’interno di percorsi scolastici.

 

Capofila del progetto è stata la cooperativa sociale Il Sogno di una Cosa di Collegno (TO), una realtà no profit piemontese che opera nel campo della disabilità intellettiva fin dalla sua fondazione, nel 1982. Hanno partecipato al progetto, oltre alla Città di Torino, la Fondazione Prodis di Madrid (Spagna) e l’Associazione Acta Center di Oradea (Romania). Il contributo di ciascuna organizzazione, operante in contesti culturali, normativi e istituzionali tra loro differenti, si è rivelato determinante al fine di elaborare al meglio le opere di ingegno previste dal progetto.

 

É stata svolta una ricerca-azione, realizzata in ciascun paese sulla base di protocolli di lavoro comuni e una ricerca metodologica attraverso la quale abbiamo rielaborato le attività svolte. Rispetto a quest’ultima ci si è avvalsi della collaborazione di Carlo FrancescuttiGià coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla disabilità, è dirigente del Coordinamento Socio Sanitario e responsabile del Servizio di integrazione lavorativa dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 di Pordenone., che si è occupato in particolare della ricerca sulla Peer Education, e di Andrea CanevaroProfessore emerito dell’Università di Bologna e studioso di prestigio internazionale; è ritenuto il padre della pedagogia speciale in Italia., rispetto alla Vita operosa. Infine, sono state coinvolte altre realtà che hanno portato un contributo significativo al progetto: la cooperativa sociale Progetto Emmaus di Alba (CN), la cooperativa sociale Labirinto di Pesaro, la Rete di Immaginabili Risorse (circa cento realtà del nord e centro Italia, tra pubblico e privato sociale), l’A.P.S. La Bottega del Possibile di Torre Pellice (TO), l’Universidad Autonoma de Madrid (UAM), il Centre for Inclusive Education Orizont di Oradea (Romania).

 

Il Training per la vita adulta

A partire dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, negli ultimi anni sono nati in tutta Europa numerosi progetti formativi, educativi, riabilitativi, che hanno al centro la promozione dell’inclusione sociale e dell’autonomia, autodeterminazione e adultità delle p.c.d intellettiva. Rispetto alla situazione italiana, questo processo ha avuto un’ulteriore accelerazione a partire da giugno 2016, in seguito all’entrata in vigore della legge 112 sul “Dopo di Noi”. In tutti questi casi, quasi sempre, si tratta di progetti non continuativi, realizzati prevalentemente grazie al fundraising e talvolta con fondi pubblici.

 

Con il progetto Moon Climbers abbiamo sperimentato e sviluppato un nuovo tipo di percorso finalizzato al sostegno e accompagnamento alla vita adulta delle p.c.d. intellettiva: il Training per la Vita Adulta.

Le finalità principali sono:

  • la maturazione di un’identità adulta e il cambio di atteggiamento rispetto al proprio futuro; passando da fantasie idealizzate, spesso influenzate da desideri altrui, a un’ottica basata sul senso di realtà e sulla consapevolezza di sé;
  • la promozione di un ruolo sociale attivo; la valorizzazione dell’operosità e della generatività all’interno del proprio ambiente di vita e della comunità locale.

 

La sperimentazione ha carattere innovativo in quanto si connota per le seguenti specifiche caratteristiche:

  1. mira ad essere un servizio strutturato, parte della filiera dei servizi della disabilità, come ad esempio i centri diurni o i servizi residenziali. La proposta di un servizio costante e continuativo permette di realizzare un efficace lavoro di prevenzione: più si lavora sullo sviluppo delle autonomie e più si ritarda, o si riduce, l’acuirsi dei bisogni che richiedono un intervento più intensivo;
  2. prende in considerazione, contemporaneamente, tutte le dimensioni significative della vita adulta, in quanto strettamente correlate tra loro (identità/relazioni/affettività, abitare la casa e il territorio, Vita Operosa). L’ambito della maturazione identitaria e la consapevolezza di sé e del proprio ruolo sociale è uno snodo cruciale per lo sviluppo di tutte le altre dimensioni;
  3. il Training si configura come un servizio leggero, che impegna le p.c.d. solo in alcuni momenti della settimana. Questo percorso dura due anni, in quanto periodo funzionale all’evoluzione del progetto di vita;
  4. il Training promuove la piena realizzazione di sé attraverso la costruzione del proprio progetto di vita, a partire dai desideri e dalle attitudini di ciascuno, mantenendo un giusto equilibrio tra le aspirazioni della persona e il senso di realtà.
  5. Valorizza il contributo delle persone coinvolte nel processo della Peer Education e degli esperti del territorio, figure che a titolo di volontariato e in virtù della loro esperienza professionale o di vita, partecipano al percorso formativo.

 

La Peer Education nell’ambito della disabilità intellettiva adulta

Il termine Peer Education significa educazione fra persone pari, appartenenti al medesimo gruppo, pari tra loro come status, livello culturale e sociale; rimanda ad un passaggio di conoscenze, informazioni, emozioni ed esperienze condivise al fine di raggiungere degli obiettivi di sviluppo.

In Italia e all’estero sono molteplici le esperienze di interventi di P.E. nel campo della disabilità fisica, mentre sono rare quelle che coinvolgono p.c.d. intellettiva, soprattutto al di fuori del mondo scolastico o al termine del percorso formativo, nonostante sia proprio questo il momento in cui i giovani con disabilità intellettiva ne trarrebbero maggior vantaggio.

 

L’efficacia del processo emancipativo nasce sia dall’apporto dei Peer Educator, sia da quello del gruppo nel suo complesso, in egual misura. Per questa ragione è opportuno che la P.E. si realizzi attraverso due modalità tra loro strettamente correlate: la Peer Education orizzontale, ovvero la promozione di esperienze in cui le persone con disabilità coinvolte sperimentano, in forma di scambio orizzontale e cooperativo, la possibilità di definire insieme obiettivi di apprendimento, di sviluppare competenze e realizzare un processo di capacitazione ed empowerment e la Peer Support che prevede la formazione di alcuni giovani che, all’interno del gruppo, rivestono un ruolo di stimolo, trasmissione di esperienze/conoscenze e supporto.

L’esito dell’utilizzo di entrambi i livelli di lavoro permette il manifestarsi di dinamiche relazionali e comportamentali particolarmente efficaci nel favorire un cambiamento nei partecipanti.

 

Il sistema pedagogico della Vita Operosa

Il professor Canevaro ha promosso il “Sistema della Vita Operosa”, un insieme organico di pratiche ed azioni pedagogiche, realizzate direttamente con le p.c.d. all’interno del loro contesto di vita, finalizzate a promuovere l’ingresso nel mondo adulto e “operoso”.

Per le p.c.d. intellettiva avere un ruolo attivo nel proprio contesto di vita è un fattore determinante per la piena realizzazione di sé.  Accade spesso che trascorrano le loro giornate svolgendo attività denominate “occupazionali” finalizzate ad intrattenere per evitare tempi morti, in una dimensione “artificiosa” e ripetitiva dell’azione e del tempo. A questa tendenza si vuole contrapporre il concetto e la pratica dell’operosità.

L’orizzonte in cui si può realizzare l’operosità è quello di un “welfare di prossimità”, che mira alla partecipazione di tutti gli attori sociali nella ricerca di soluzioni comuni, promuovendo una collaborazione tra pubblico, privato sociale, privato imprenditoriale e cittadini, con l’intenzione di innescare un processo culturale ed economico che crei opportunità inclusive di partecipazione e cittadinanza attiva.

 

Studio sull’inclusione delle persone con disabilità intellettiva all’interno dell’Università.

Il livello di inclusione delle p.c.d. motoria nell’ambito universitario negli ultimi decenni è molto cresciuto: tutti gli atenei prevedono forme specifiche di intervento. La stessa cosa non si può dire, almeno in Italia, per quelle con disabilità intellettiva.

Attraverso un approccio non ideologico, ma che considera la possibilità di accedere agli studi universitari come uno degli elementi caratterizzanti la vita adulta, anche in vista di un possibile inserimento lavorativo, è stato realizzato uno studio sul livello di inclusività delle p.c.d. intellettiva dell’Università di Torino e di Madrid. Lo studio, condotto dal professor Maurizio LorenzattoSociologo, docente a contratto di Promozione della Salute presso l’Università di Torino, responsabile di circolo didattico della Divisione servizi educativi del  Comune di Torino., mette a confronto i due modelli e valuta l’efficacia delle diverse modalità adottate nelle due realtà, al fine di individuare le buone prassi e la loro replicabilità. Alla luce della comparazione dei due modelli, è emerso quanto sia importante, per una p.c.d. intellettiva che lo desidera, non vedersi negata la possibilità di accedere agli studi universitari.

La formazione universitaria, oltre ad avere un valore emancipativo di per sé, deve essere strutturata in modo da favorire l’inserimento nel mondo del lavoro; occorre, a tal proposito, soprattutto nella realtà italiana, migliorare l’ orientamento degli studenti nella scelta dei corsi di studio più adeguati, favorire il coinvolgimento e l’inclusione degli studenti con disabilità nella vita universitaria, superare le criticità legate all’inserimento nel mondo del lavoro e al tutoraggio.

 

Risultati

La Fondazione Prodis, grazie al progetto, ha introdotto nelle proprie prassi educative l’approccio della Peer Education e un lavoro più approfondito sull’ambito delle sperimentazioni abitative. Acta Center ha promosso un cambio di prospettiva dei familiari  sulle reali possibilità dei giovani partecipanti, questo ha permesso di dar vita a significativi cambiamenti nella vita di alcune p.c.d. (maggior coinvolgimento nelle mansioni domestiche, esperienze lavorative, inserimento al lavoro, etc.).

La Coop. Il Sogno di una Cosa ha potuto elaborare una metodologia e degli strumenti di valutazione maggiormente efficaci per percorsi di questo tipo.

Ciascun partner ha fatto propria la visione del Progetto, esplorando nuovi filoni operativi nella propria organizzazione, allestendo progetti evolutivi e tentando di portare questo cambiamento anche a livello istituzionale.

Sono emersi, da parte dei partecipanti, dei cambiamenti significativi come, ad esempio, una migliore percezione di sé come adulti e il conseguente riconoscimento come tali da parte degli altri e un’evoluzione dell’attitudine intrapersonale, da passiva/richiedente ad attiva/responsabile. I partecipanti hanno acquisito competenze di auto-analisi e di gestione emotiva diventando consapevoli delle proprie potenzialità reali, dei punti di forza e di debolezza e dei propri desideri e migliorando le competenze concrete, relazionali, quelle legate all’autodeterminazione e la capacità di esprimere opinioni. Sono stati avviati nuovi percorsi propedeutici all’emancipazione personale e dal nucleo familiare attraverso esperienze abitative e lavorative. Citiamo, a titolo esemplificativo, alcune esperienze particolarmente significative: due partecipanti dell’organizzazione rumena sono stati assunti nell’ambito della ristorazione. Uno di questi grazie al lavoro sul curriculum, alle esperienze simulate sul colloquio di lavoro con professionisti, ha preso maggior fiducia in sé stesso e si è proposto in un fast food; attualmente si è posto l’obiettivo di candidarsi per cambiare posizione all’interno della stessa impresa.

Un altro giovane, grazie al lavoro sulla gestione delle emozioni e, in generale, sui punti di debolezza ha potuto mettere a frutto competenze maturate anche in esperienze formative precedenti, riuscendo a realizzare il traguardo dell’assunzione.

Un ragazzo italiano di 24 anni grazie alle sperimentazioni abitative e al lavoro sull’identità e le relazioni ha maturato la decisione di andare a vivere in un gruppo appartamento (con la prospettiva, nei prossimi mesi, di fare un ulteriore passo evolutivo verso una situazione abitativa meno protetta); un altro partecipante italiano di 30 anni, oltre ad aver avviato un esperienza di vita operosa presso un’attività commerciale, si sta avviando verso un percorso di emancipazione dal nucleo familiare per andare a vivere, anche lui, in un servizio per l’autonomia con altri due giovani ragazzi.

 

Conclusione del progetto e prospettive future

Il progetto si è concluso il 31 maggio 2021. Questo lavoro ha permesso alle organizzazioni coinvolte di realizzare un significativo salto di qualità, rispetto all’approccio educativo nei confronti delle p.c.d. intellettiva, alla progettazione e alla costruzione di una rete di collaborazioni.

Al fine di garantire la diffusione degli esiti, come previsto dai progetti finanziati dalla Comunità Europea, oltre alla promozione della guida metodologica del progetto, scaricabile sul sito www.ilsognodiunacosaonlus.it, si intende promuovere il modello del Training per la vita adulta in Italia e negli altri paesi europei, attraverso il dialogo con le istituzioni locali, regionali e nazionali; è in corso un tavolo di confronto con il Comune di Torino – Settore Disabili, per valutare la messa a sistema del Training nella filiera dei servizi. Collegato a questo obiettivo, attraverso percorsi di coprogettazione con le famiglie e con l’Ente Pubblico, lavoriamo per promuovere nuove e innovative forme dell’abitare e di Vita Operosa.

 

La promozione della Peer Education ha avuto significative ricadute all’interno delle organizzazioni coinvolte, trovando applicazione all’interno di percorsi simili al Training (ad esempio nei Cantieri di Inclusione Territoriale del Consorzio Con.I.S.A. Valle di Susa), sia all’interno dei servizi residenziali e semiresidenziali destinati alla disabilità gestiti dalla Cooperativa.

Come obiettivo a lungo termine intendiamo sviluppare nuovi progetti finalizzati all’inclusione delle p.c.d. all’interno dell’Università; in particolare, sempre rispetto alla realtà italiana, una prima sperimentazione in tal senso potrà essere realizzata con la collaborazione delle Università di Torino e di Urbino, a partire dall’approfondimento del modello spagnolo.

Grazie all’esperienza maturata con Moon Climbers abbiamo iniziato a dar vita a una rete di confronto e di progettazione sui percorsi verso la vita adulta, sia delle organizzazioni partner che a livello europeo.

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