Povertà e disuguaglianze

Oltre il Casellario dell’Assistenza: onere o opportunità da costruire?

Il Siuss, prospettiva futura

 

L’articolo 24 del Decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 “Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà” istituisce il Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali (Siuss).

Il Sistema risponde al terzo principio di delega della legge 33/2017 di rafforzamento del sistema informativo dei servizi sociali con i sistemi informativi sanitari e del lavoro, di miglioramento della fruibilità delle informazioni del sistema informativo da parte dei Comuni a supporto della gestione, della programmazione e del monitoraggio della spesa sociale locale e per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia degli interventi realizzati nei territori. La relazione tecnica al decreto evidenzia infatti come il Sistema fornisca un’opportuna cornice unitaria, permettendo anche un rafforzamento ed un adeguamento alle necessità di monitoraggio derivante dall’attuazione del ReI.

Il Siuss si articola in un sistema informativo delle prestazioni e dei bisogni sociali – che ricalca la struttura del casellario dell’assistenza (di cui si tiene ferma la regolamentazione attuativa) associata a quella del sistema informativo dell’Isee – e in un sistema informativo dell’offerta dei servizi sociali, rappresentativo delle caratteristiche dei servizi attivati a livello locale e delle professioni e degli operatori sociali coinvolti.

Nelle more dell’adozione della disciplina attuativa del Siuss, resta fermo quanto previsto dal Decreto Ministeriale 16 dicembre 2014 n. 206, recante le modalità attuative del Casellario dell’Assistenza e, in particolare, le modalità di comunicazione delle informazioni stabilite dai Decreti Direttoriali n. 8 del 10 aprile 2015 e n. 103 del 15 settembre 2016.

Il Casellario dell’Assistenza: un’evoluzione non conosciuta

L’articolo 13 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 prevede l’istituzione del Casellario dell’Assistenza per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati, dei redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale.

Il Casellario costituisce l’anagrafe generale delle posizioni assistenziali e delle relative prestazioni, condivisa tra tutte le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti locali, le organizzazioni no profit e gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie che forniscono obbligatoriamente i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati, per la realizzazione di una base conoscitiva per la migliore gestione della rete dell’assistenza sociale, dei servizi e delle risorse. Il decreto sottolinea il carattere di obbligatorietà della trasmissione telematica delle informazioni.

Nell’aprile 2015 Inps avvia la Banca Dati della Prestazioni Sociali Agevolate, dandone comunicazione ad oltre 10.000 Enti, di cui 8.047 Comuni.

Alla data del 30 settembre 2015, solo 104 Comuni, pari all’1,29%. avevano iniziato ad alimentare  la Banca Dati (fonte Inps). Nello sforzo informativo verso i Comuni sono coinvolti le Anci regionali con iniziative mirate e la distribuzione di documentazione.

Dal novembre 2016, l’Inps completa l’avvio delle altre due componenti del Casellario dell’assistenza: la Banca dati delle prestazioni sociali e la Banca dati delle valutazioni multidimensionali.

La Banca dati delle prestazioni sociali raccoglie le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni sociali, non incluse nella Banca dati prestazioni sociali agevolate, ossia quelle non condizionate ad Isee. La Banca dati delle Valutazioni multidimensionali raccoglie le informazioni sulle valutazioni multidimensionali, incluse le caratteristiche sociodemografiche del beneficiario e del suo nucleo familiare, nel caso in cui all’erogazione di una prestazione sociale sia associata una presa in carico da parte del servizio sociale professionale. La Banca dati riguarda tre distinte aree di utenza: infanzia, adolescenza e famiglia (Sinba), disabilità e non autosufficienza (Sina) e povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio (SIP).

A maggio 2017, nonostante il carattere di obbligatorietà nella trasmissione dei dati, l’alimentazione del Casellario vedeva l’apporto del 12,70% dei Comuni (vedi anche l’articolo di Maurizio Motta pubblicato su welforum.it)

Quali le ragioni: scarsa conoscenza? L’ennesimo “fardello” amministrativo”? Mancanza di sensibilità? I Comuni non dispongono di database all’interno dei servizi alla persona e la raccolta dati è laboriosa e non coordinata? Assenza di idonea strumentazione informatica per la trasmissione? Troppe complicazioni? L’implementazione del Casellario è un obbligo, ma non ha una scadenza predefinita per l’invio dei dati?

Tali motivazioni e ragioni sono presenti in molti operatori e sono state esplicitate nel corso di eventi formativi e di incontri di aggiornamento.

 

La svolta all’insegna della responsabilità

Con nota n. 9362 del 16 novembre 2017, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ricorda che “ai sensi dell’articolo 24 del citato decreto n. 147 del 2017, i dati e le informazioni raccolti dal Sistema informativo unitario dei servizi (Siuss), il sistema che integra e sostituisce il sistema informativo dei servizi sociali e il casellario dell’assistenza, sono trasmessi all’Inps dai Comuni e dagli ambiti territoriali (…) e da ogni altro ente erogatore di prestazioni sociali, incluse tutte le prestazioni erogate mediante Isee. Il mancato invio dei dati costituisce illecito disciplinare e determina, in caso di accertamento di fruizione illegittima di prestazioni non comunicate, responsabilità erariale del funzionario responsabile dell’invio”

La comunicazione segna il punto di svolta: il mancato invio dei dati può determinare illecito disciplinare e l’eventuale responsabilità erariale. Si corre ai ripari, si cercano informazioni ed opportunità formative, si evidenziano le carenze strutturali nella dotazione informatica, si prende atto che la trasmissione delle informazioni non può essere lasciata alla buona volontà degli operatori (quali: gli operatori sociali o gli amministrativi o entrambi, in abbinata?), ma soprattutto deve abbandonarsi l’inserimento manuale, si prende consapevolezza della necessità di una risposta organizzata, con il coinvolgimento di tutti i servizi.

 

I percorsi possibili

Le direttive regionali sulla programmazione territoriale e le iniziative di creazione e rafforzamento dei sistemi informativi, e la recente normativa nazionale in tema di contrasto alla povertà (D.M. 26 maggio 2016 sul Sia e D.Lgs. 147/2017 sull’introduzione del ReI) esaltano il ruolo e le funzioni degli Ambiti territoriali.

È evidente la necessità di un sistema omogeno ed integrato, a livello territoriale, di conoscenza, raccolta, elaborazione, condivisione, lettura, trasmissione e fruizione dei dati afferenti l’ampia area degli interventi e dei servizi alla persona sia per le esigenze di programmazione locale e territoriale sia per rispondere alle richieste dei servizi socio – sanitari e ricevere flussi informativi dagli stessi sia per inviare e ricevere dati ed informazioni dal Sistema Inps. In sintesi: un sistema che permette una fotografia sempre aggiornata sulla situazione sociale, sanitaria ed economica delle persone che si rivolgono ai servizi.

Non è sicuramente da sottovalutare il tema delle risorse finanziarie ed umane, da connettere alla programmazione ed utilizzo dei fondi statali e regionali. La messa in campo di progetti personalizzati per l’inclusione attiva ed il contrasto alla povertà, come previsti nei percorsi del Reddito di Inclusione richiedono questo investimento strutturale e strutturato. Restando nelle azioni a livello territoriale, gli Ambiti devono farsi inoltre promotori di un coinvolgimento delle sedi provinciali dell’Inps per facilitare il lavoro di implementazione del Casellario da parte dei Comuni e per una maggiore fruizione delle altre banche dati dell’Inps, quale, ad esempio, quella dell’Isee.

Appare altresì necessario un potenziamento delle azioni di supporto e di formazione degli operatori sociali ed amministrativi inseriti nei servizi per una maggiore consapevolezza e conoscenza del Casellario e delle sue potenzialità. La molteplicità e la complessità dei servizi spesso non si coniugano con la standardizzazione delle codifiche messe a punto dall’Inps. Frequentemente, negli incontri formativi, emergono difficoltà nell’abbinare interventi erogati dai Comuni con le scarne indicazioni circa le codifiche.

I decreti direttoriali 8/2015 e 103/2016 e le faq disponibili, ma ormai datate, presenti sul sito dell’Istituto, non esauriscono la richiesta di maggiori dettagli e spiegazioni avanzate dagli operatori. (Vedi questa pagina sul sito www.lavoro.gov.it)

In sintesi dunque il riordino degli interventi e dei servizi comporta un investimento di risorse e di organizzazione con un apporto di necessari finanziamenti statali. In questo contesto, si configura anche l’evoluzione del Casellario ed il potenziamento del nuovo sistema informativo del sociale, quale opportunità per gli enti locali di sistematizzazione delle informazioni sui bisogni e le prestazioni erogate ai fini della programmazione e della progettazione degli interventi a favore della comunità.

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