Povertà e disuguaglianze

Reddito di Cittadinanza: i correttivi proposti dal Comitato Scientifico

Pur riconoscendo la valenza del Reddito di Cittadinanza nel combattere la povertà, tanto più importante in questo periodo storico, la relazione del Comitato Scientifico ne sottolinea l’applicazione eterogenea sui territori, dovuta alla sua complessità e ad una sostanziale impreparazione del sistema dei servizi nell’accoglierla. Ma il documento degli esperti si focalizza non tanto sui nodi attuativi, quanto sul disegno stesso della misura che necessiterebbe di alcune revisioni. Vedremo nelle prossime settimane quali di queste saranno effettivamente recepite e con quali tempi. Di seguito sinteticamente alcuni dei correttivi proposti. Per una trattazione più ampia si rimanda alla sintesi della relazione e al documento esteso.

 

Non discriminare i cittadini stranieri

Come noto, per ricevere il Reddito di Cittadinanza oggi sono necessari 10 anni di residenza in Italia, di cui gli ultimi 2 continuativi. Per ovviare a questa previsione, peraltro non rispettosa delle direttive europee in materia di accesso alle prestazioni assistenziali, poste a tutela anche degli italiani all’estero, e che limita fortemente agli stranieri la possibilità di accedere alla misura, si propone di portare il requisito a 5 anni.

Maggior attenzione alle famiglie numerose

Le proposte di correttivi del Comitato Scientifico per rendere la misura più attenta alle famiglie numerose riguardano: 1) la riduzione della soglia di accesso per i nuclei unipersonali, grandi protagonisti tra i percettori del Reddito di Cittadinanza, con un abbassamento dagli attuali 6mila a 5.400 euro; 2) una differenziazione del contributo per l’affitto in base alla dimensione del nucleo familiare, riducendolo per i nuclei composti da una sola persona e incrementandolo progressivamente al crescere del numero dei componenti; 3) la revisione della scala di equivalenza, lo strumento che serve per determinare la soglia di accesso al Rdc, e il suo importo, nei nuclei familiari di diversa composizione.

Con riferimento a quest’ultimo punto sappiamo che oggi la scala utilizzata penalizza di fatto le famiglie con minori o numerose, rispetto a quelle di piccole dimensioni e di soli adulti. Il coefficiente è infatti 0,4 per gli adulti e 0,2 per i minorenni. Inoltre, vi è un tetto massimo di 2,1, indipendentemente dalla numerosità famigliare. Si propone di equiparare, nella scala, i minorenni agli adulti, attribuendo a tutti, dal secondo componente, lo stesso coefficiente (0,4). Si propone anche di portare il valore massimo della scala di equivalenza a 2,8 (2,9 in presenza di persone con disabilità).

Rendere il lavoro più appetibile

Un altro gruppo di proposte del Comitato di esperti riguarda il ‘pilastro lavorativo’ della misura che, come sappiamo, stenta a decollare. Innanzitutto viene proposta un’aliquota fiscale più favorevole per il beneficiario RdC che inizia a lavorare o è già occupato, considerando solo per il 60% il reddito da lavoro ai fini della determinazione del reddito per il calcolo del contributo e non per l’80%, come avviene attualmente.

Il Comitato propone anche di allentare le disposizioni che, ai fini della congruità dell’offerta lavorativa, fissano, dopo la prima offerta, la distanza del luogo di lavoro su tutto il territorio nazionale, che è ritenuta inutilmente punitiva per lavori spesso a tempo parziale e con compensi modesti. Inoltre, viene proposto di considerare congrui, almeno temporaneamente, non solo i contratti di lavoro che abbiano una durata minima non inferiore a tre mesi, ma anche i contratti di lavoro per un tempo più breve (purché non inferiori al mese), per incoraggiare le persone spesso molto distanti dal mercato del lavoro nel fare esperienza.

Un’altra proposta riguarda l’estensione degli incentivi alle imprese che assumono i beneficiari del RdC anche nel caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato con orario parziale, e non solo a tempo pieno, e nel caso di assunzioni con contratto a tempo determinato, purché con orario pieno e di durata almeno annuale.

 

Altre proposte di correttivi riguardano l’abolizione di limiti di spesa sulla carta entro una scadenza predefinita, l’eliminazione dell’obbligo di presentare la DID per i beneficiari indirizzati ai servizi sociali, la considerazione del patrimonio in modo più flessibile ai fini dell’accesso alla misura ed il necessario rafforzamento dei Patti di Inclusione Sociale e dei Progetti Utili alla Collettività.

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