Povertà e disuguaglianze

Reddito di cittadinanza: le 8 proposte dell’Alleanza

Il Reddito di Cittadinanza ha sicuramente rappresentato un argine nei confronti del dilagare della povertà e delle disuguaglianze conseguenti alla crisi pandemica. Se ormai anche a livello politico tutti sembrano concordi nel ritenere impensabile un suo smantellamento, il dibattito, spesso ideologico, intorno alla misura ed alla necessità di una sua revisione, continua ad essere acceso.

 

L’Alleanza contro la povertà, in vista della prossima Legge di Bilancio, ha scelto di approfondirne le criticità al fine di proporne una riforma in più punti, che tenga anche conto dei nuovi profili di bisogno emersi in seguito all’emergenza sanitaria.

 

Di seguito le otto proposte da sottoporre a Governo e Parlamento.

  1. Non penalizzare le famiglie con minori o numerose: la soluzione ideale e coerente consiste nel far uso della scala di equivalenza ISEE, che accrescerebbe di poco meno di 400.000 il numero di famiglie beneficiarie del RdC, estendendo quindi l’accesso ai nuclei che ne sono attualmente fuori a causa dei parametri restrittivi prescelti. Si accrescerebbe in media di circa 1.800 euro annui l’importo del RdC per le famiglie che già ne beneficiano, con una riduzione della povertà di circa 0,6 punti percentuali ed un costo annuo per il bilancio pubblico di circa 3,2 miliardi.
  2. Non penalizzare le famiglie non italiane: eliminare il discriminatorio vincolo di residenza di 10 anni, riportandolo sul più ragionevole livello di 2 anni previsto per il REI, con un significativo incremento delle famiglie beneficiarie (circa 150.000), ed una caduta di 0,3 punti percentuali del tasso di povertà ad un costo stimabile in circa 900 milioni.
  3. Requisiti di accesso più razionali: allentare il vincolo aggiuntivo sul patrimonio mobiliare, prevedendo un innalzamento della soglia per includere coloro che sono poco sopra il margine, o renderlo più flessibile.
  4. Accompagnare la presentazione della domanda: reintrodurre i punti unici di accesso previsti per il REI.
  5. Oltre l’automatismo, la presa in carico (personalizzata) tra CpI e Servizi sociali: reintrodurre l’analisi preliminare del nucleo beneficiario in modo da valutare adeguatamente i suoi bisogni multidimensionali, rivedendo il meccanismo automatico di selezione dei percorsi di inserimento per migliorare la capacità di intercettare il disagio sociale; rafforzare la collaborazione ed il coordinamento tra CpI e Servizi sociali territoriali tramite la definizione di protocolli di lavoro congiunto e promuovere l’utilizzo integrato delle banche dati degli enti coinvolti nell’implementazione del RdC (INPS, Comuni, GEPI, MyAnpal).
  6. Progetti utili alla collettività (PUC), utili anche ai beneficiari: rendere volontari i PUC secondo una logica basata sull’empowerment e la capacitazione dei soggetti più fragili.
  7. Accogliere i nuovi profili di rischio di povertà: il sostegno economico deve essere una delle due gambe dell’RdC, i servizi per favorire il ritorno al lavoro devono essere l’altra, tenendo conto della nuova platea di poveri. Il Rdc deve prevedere percorsi ben funzionanti e mirati di aggiornamento e miglioramento delle competenze ed un nuovo disegno della compatibilità tra RdC e reddito da lavoro, per evitare la trappola della povertà.
  8. Un Reddito di cittadinanza amico dell’occupazione: ridurre l’aliquota marginale (la “tassazione”) applicata al reddito da lavoro, abbassandola dal 100% fino al 60%; aumentare il reddito disponibile da lavoro in combinazione con il sussidio modulando la percentuale di “sconto” fino al raggiungimento di una soglia-limite periodicamente aggiornata, come in Francia.

 

Qui il documento scaricabile per intero e le slide di presentazione.

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