Migrazioni

Dati alla mano, l’Italia ha poco da lamentarsi sui migranti

Ha ragione il ministro dell’Interno Salvini quando dice che gli altri stati UE non fanno la loro parte nell’accoglienza dei rifugiati? Non proprio: se le domande d’asilo fossero ripartite in base al PIL, l’Italia dovrebbe accettarne più di quanto non abbia fatto finora. Su LaVoce Sergio Briguglio confronta, per il periodo 2008-2017, il numero delle richieste di asilo effettivamente sopportate da ciascuno stato membro con il numero che avrebbe dovuto accettare se si fosse adottato il criterio relativo al PIL. Emerge quindi come alcuni stati (Ungheria, Malta, Bulgaria, Cipro e Svezia) abbiano sopportato una quota di richieste d’asilo più grande di quella equa e altri (Polonia, Regno Unito, Slovenia, Irlanda, Croazia e Spagna) una quota molto più bassa. Nel mezzo si collocano paesi come l’Italia che hanno subito, in certi anni, flussi di nuove richieste più intensi della media UE, ma sull’intero periodo 2008-2017 hanno contribuito alla ripartizione delle richieste d’asilo in misura minore di quella equa.

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