Terzo settore

Un manifesto per la cooperazione sociale di inserimento lavorativo

Da alcuni giorni è online sul sito www.inserimentolavorativo.net il documento – manifesto “Rilanciare la cooperazione sociale di inserimento lavorativo”; si tratta di una riflessione, proposta da tre importanti soggetti del terzo settore – il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), il Consorzio Abele Lavoro e il Consorzio Nazionale Idee in Rete – che rilegge l’esperienza storica e la situazione attuale della cooperazione sociale di inserimento lavorativo alla luce delle evoluzioni di questi anni, riscontrandone sia i punti di forza sia le criticità, per indicare possibili proposte di evoluzione.

 

Da un punto di vista economico, i dati complessivi richiamati nel documento – manifesto sono confortanti: anche negli anni della crisi, aumentano fatturati delle cooperative sociali di tipo B e numero di persone inserite; si tratta di una conferma è importante e per nulla scontata, che però non deve indurre, secondo gli estensori, a sottovalutare alcune esigenze di riposizionamento della cooperazione sociale, sino a cercare vie sino ad oggi poco esplorate.

Rispetto alla mission, all’inizio degli anni Novanta, quando venne approvata la legge 381/1991 sulla cooperazione sociale, in una situazione occupazionale diversa da quella odierna, il problema dell’esclusione permanente dal mercato del lavoro era ricondotta a fragilità di matrice socioassistenziale, le categorie della 381/1991: persone con disabilità, con problemi di salute mentale o di dipendenza, detenuti. Oggi l’esclusione permanente da mercato del lavoro è associata più spesso, nel pensiero comune e nelle analisi degli studiosi, a fenomeni diversi come i giovani neet o ai 4.5 milioni di poveri. E per vedere riconosciuta la propria rilevanza di soggetto sociale è necessario sia valorizzare la propria storia, sia anche essere in grado di offrire delle risposte convincenti sui temi maggiormente al centro del dibattito.

Sempre nell’epoca fondativa della cooperazione sociale, i comuni – titolari, pre riforma 469/1997, delle funzioni relative al lavoro e sottoposti ad una pressione meno distruttiva sul fronte dei bilanci – erano tendenzialmente inclini a usare la leva dei convenzionamenti ex lege 381/1991 per inserire al lavoro le fasce deboli del proprio territorio; oggi tendono invece a ricercare nelle forniture null’altro che il massimo ribasso, mentre anche il mercato privato è diventato via via più selettivo e competitivo.

E questo significa – se si eccettua un gruppo ristretto di cooperative eccellenti che riescono a conciliare al meglio qualità del lavoro sociale e solidità imprenditoriale – per molti cooperatori lavorare in affanno e rincorrere equilibri economici impossibili, con il rischio di perdere il senso per cui si è scelto di intraprendere il proprio lavoro; per le imprese vivere in uno stato di perenne disequilibrio, in cui le condizioni economiche portano alla ricerca affannosa dello “svantaggiato meno svantaggiato” per poter rimanere sul mercato o a sacrificare l’accuratezza dei percorsi di reinserimento.

Anche l’immagine sociale della cooperazione si è fatta più controversa, principalmente a causa di alcuni scandali enfatizzati dai media; anche se molte imprese godono di legittimazione e consenso sul livello locale, è pertanto necessario interrogarsi su come recuperare rapporti positivi con la propria comunità.

 

Questi ed altri elementi sono alla base di un percorso di riflessione da cui è scaturito il documento di seguito pubblicato, ora offerto alla discussione pubblica.

 

A partire da queste e altre riflessioni, il documento avanza tre proposte – per le quali si rimanda al documento stesso – che costituiscono il punto di partenza per un percorso di riflessione che mira a coinvolgere altre cooperative e soggetti del terzo settore nei prossimi mesi.

 

È possibile commentare il documento, sottoscriverlo o interagire con i promotori sul sito www.inserimentolavorativo.net o tramite la mail manifesto@inserimentolavorativo.net.

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