Povertà e disuguaglianze

Welfarelab: un progetto per costruire un welfare di comunità

Una grande sfida che il legislatore deve saper affrontare è posta dall’art.5 della CostituzioneLa Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento [cfr. art. 114 e segg., IX] che impone, nell’elaborazione di qualsivoglia norma di settore, l’equilibrio tra indivisibilità della Repubblica e promozione delle autonomie locali.

Uno degli ambiti in cui questo equilibrio è da ricercare con determinazione e forse più fatica riguarda proprio le misure di welfare che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale, ma non possono non tener conto delle differenti specificità territoriali (centro-periferia; città-piccolo Comune; area interna-zona costiera; ecc.).

La migliore declinazione dell’art.5 in questo settore deve produrre un’infrastruttura nazionale per il welfare locale da ottenere sviluppando due modalità di intervento:

  1. un governo multilivello (multilevel governance) che valorizzi la capacità di collaborare dei vari livelli istituzionali (Stato/Regioni/Comuni/ambiti territoriali…);
  2. la sussidiarietà orizzontale che impegna gli enti locali in un costruttivo confronto in particolare con il Terzo settore.

 

Rispetto al primo punto, nella Nota di aggiornamento al DEF2019 viene riferito l’impegno del Governo a portare avanti il processo di attuazione del federalismo differenziato, e quindi a definire, attraverso una legge quadro, gli ambiti nei quali le Regioni possono esercitare maggiore autonomia legislativa ed esecutiva.

Questo conferma quanto le Acli sostengono, ossia la necessità di individuare i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) come strumento per garantire l’esigibilità dei diritti fondamentali in ogni luogo del Paese: differenza non significa diseguaglianza, ma deve poter essere un’opportunità.

 

Quanto al secondo punto, l’inclusione sociale è facilitata da modelli di intervento che si basano sulla connessione delle reti, che già esistono nei singoli territori e che già offrono beni, servizi e iniziative. Proprio i legami di reti, fondamentali anche per la riuscita dei percorsi di inclusione previsti dal Reddito di cittadinanza, è stata il punto di forza di WelfareLABWelfareLAB è stato cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e promosso da ACLI, CTA, NEXT e UsACLI.

 

WelfareLAB è un progetto nato dalle esperienze e dall’impegno associativo di tutti i soggetti proponenti che si rivolge alle persone in difficoltà economica, anche temporanea, attraverso un piano di interventi volti a far conoscere ed esercitare i propri diritti grazie al servizio di orientamento offerto dagli uffici di segretariato sociale; a ricevere un aiuto materiale attraverso pratiche di riuso e recupero delle eccedenze e dei beni di prima necessità; ad accedere in modo gratuito a servizi e iniziative in ambito educativo, formativo, sportivo e turistico. Per ogni utente è stato costruito un percorso personalizzato, adeguato ai propri fabbisogni, monitorandone gli esiti.

Le città coinvolte sono 27 e in ognuna di esse i punti WelfareLAB hanno messo in connessione i soggetti delle reti territoriali che offrono beni, servizi, iniziative e agevolazioni alle persone in condizioni di povertà relativa. Complessivamente parliamo di 150 donatori tra soggetti interni ed esterni alla partnership – come associazioni, associazioni sportive dilettantistiche, cooperative sociali, fondazioni, parrocchie, centri Caritas, Comuni, aziende, enti di formazione – che hanno messo a diposizione di 1.934 famiglie (6.000 persone) un catalogo di circa 5.000 attività, iniziative, servizi.

Le condizioni di povertà relativa sono state individuate somministrando un questionario costruito sulla base degli indicatori del BES (Benessere Equo e Sostenibile) a tutti coloro che si sono rivolti a punti WelfareLAB che – altro aspetto innovativo del progetto – non sono fissi, ma “vanno incontro” alle persone in difficoltà. Sulla base delle risposte, un algoritmo ha definito automaticamente un valore riferito alla condizione di povertà.

 

In vista della prosecuzione e dell’evoluzione del modello di progetto, sono tre i principali aspetti su cui concentrare l’attenzione e gli sforzi futuri. Innanzitutto, il modello messo a punto da WelfareLAB è “leggero”, poco strutturato (tramite il servizio via tablet è possibile andare presso i potenziali beneficiari, senza costringerli a recarsi presso un ufficio unico e prestabilito), ma che consente di disporre di una rete di supporto generalmente più ampia di quella solo pubblica. È infatti un modello di intervento che si basa sulla connessione, attraverso una piattaforma, tra le reti che esistono nei singoli territori e che offrono beni, servizi e iniziative. A costi contenuti esso fornisce tutte le informazioni necessarie per ottimizzare l’offerta sui territori destinata alle persone in difficoltà. Ad esempio, una rilevazione sistematica dell’offerta delle eccedenze di alcuni beni o servizi da parte di più soggetti in uno stesso territorio suggerisce di ripensare le modalità di collaborazione fra le reti. Al contrario, se alcune richieste rimangono inevase per mancanza di offerta di beni o servizi, significa che non si sta proponendo qualcosa di utile per il territorio e l’offerta delle reti va ripensata. La piattaforma è il secondo punto di forza del progetto: oltre a profilare l’utenza sulla base dei fabbisogni, consente la gestione di tutto il servizio: ogni donatore soggetto di rete è censito e amministra autonomamente quanto mette a disposizione dei beneficiari. Questi ultimi, a loro volta, possono accedere al catalogo delle offerte e al proprio piano di sostegno.

Infine i possibili usi del sistema di indicatori individuati per la rilevazione dello stato di povertà e del relativo grado di intensità sono molteplici, sia in fase di pre-assessment delle persone e delle famiglie che si rivolgono ai punti di accesso WelfareLAB, sia al momento della valutazione.

 

Il principale valore di WelfareLAB rimane comunque la visione che lo ha ispirato: la povertà non è un fatto individuale, ma c’è una responsabilità che deriva da come funziona il sistema e, in un’ottica di corresponsabilità, tutta la comunità si prende cura del cittadino e dei suoi bisogni.

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